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Chiuse 4.116 imprese turistiche, emorragia nella ricettività

(foto di MasterTux da Pixabay)

Chiuse 4.116 imprese turistiche, emorragia nella ricettività

by Vanna Assumma
22 Febbraio 2022

I numeri drammatici sul comparto non arrivano inaspettati: nel 2021 hanno cessato l’attività 4.116 imprese della ricettività e dei servizi turistici, il dato peggiore degli ultimi cinque anni. Un’accelerazione delle chiusure che non è stata compensata da nuove aperture: in dodici mesi sono nate 1.916 nuove imprese turistiche, per un saldo negativo di -2.200 imprese. Sono i dati forniti da Assoturismo Confesercenti, che ha analizzato le chiusure e le new entry della ricettività (alberghi, ostelli, rifugi alpini, affittacamere e case vacanze non occasionali, campeggi) e dei servizi turistici (agenzie di viaggio, tour operator, servizi di biglietteria, guide e accompagnatori turistici).

In netto peggioramento è anche il saldo tra aperture e chiusure: nel biennio del Covid si è registrata una perdita (non compensata dalle aperture) di oltre 4.000 attività (-2.200 nel 2021 e -1.814 nel 2020), oltre sei volte il biennio precedente.

Secondo l’analisi, l’emorragia più consistente è quella della ricettività: nel 2021 il saldo tra aperture e chiusure per alberghi e simili è negativo per -1.356 imprese (1.516 le aperture e 2.872 le chiusure). Ma peggiora anche il bilancio dei servizi turistici, che nel 2021 segna un saldo di -844 imprese: nel 2019, l’anno prima della crisi, il bilancio tra aperture e chiusure era stato di -366.

A soffrire nel 2021 sono soprattutto le regioni del centro Italia, con un saldo negativo di -1.290 imprese. Pesa la crisi di Roma e del Lazio, che tra il crollo del turismo estero e l’azzeramento pressoché totale di quello legato al lavoro e agli eventi, perde oltre 1.000 imprese. Segnali di forte sofferenza arrivano anche dal nord est (-447 imprese) e dal nord ovest (-285). In quest’ultima area, pesa il risultato della Lombardia (-158 imprese), che, come il Lazio, soffre lo stop dell’economia turistica legata a eventi e lavoro. Più resilienti, invece, sud e isole, che perdono solo -114 e -64 attività, grazie anche al bilancio stabile tra aperture e chiusure della Sardegna. Ma tra le regioni, l’unica crescita si registra in Valle d’Aosta (+5). 

Per quanto riguarda le previsioni di quest’anno, Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo, ha affermato: “Anche il 2022 non si è aperto sotto i migliori auspici: la quarta ondata ha cancellato gennaio e febbraio, e la primavera è partita piano: l’80% delle camere disponibili per marzo è ancora senza prenotazione. A pesare, in un mese senza Pasqua, è senz’altro il blocco degli eventi e dei viaggi di lavoro: l’effetto ‘Zoom’ sulla convegnistica è particolarmente evidente nelle grandi città; ma anche la domanda estera è sotto le attese. Servono sostegni più incisivi, o le chiusure accelereranno ancora. In questo quadro, serve un investimento straordinario nel marketing: dobbiamo promuovere meglio e di più all’estero la destinazione Italia, tra le più desiderate e, in questo momento, sicure del mondo. I nostri competitor lo stanno già facendo”.

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