“Lucevan le stelle…” e quest’anno, come del resto in ogni edizione della Guida Michelin, ne figurano di nuove che arricchiscono il firmamento della ristorazione in Italia. Tra le 36 novità stellate che hanno delineato una nuova costellazione in 14 regioni della Penisola, figurano 2 new entry due stelle e 34 novità 1 stella. È in questo nutrito gruppo, che porta a 378 i ristoranti stellati in Italia, che si scoprono le proposte gastronomiche interne agli hotel.
A guadagnarsi una stella è il ristorante Somu del Club Hotel di Baja Sardinia, di proprietà del gruppo alberghiero Baja Hotels, che racchiude altre tre strutture ubicate nel nord della Sardegna: La Bisaccia, Grand Relais de Nuraghi e I Cormorani Alti. Chef-patron è Salvatore Camedda, forte di un percorso professionale presso alcune tavole stellate, che mostra in questo locale il suo talento nel coniugare prodotti sardi di ottima qualità con aromi e sapori da lui scoperti in giro per il mondo.
Si resta in Sardegna con Gusto by Sadler, all’interno dell’esclusivo Baglioni Resort inaugurato la scorsa estate a nord di San Teodoro, che porta la firma – o meglio la consulenza – di Claudio Sadler, affiancato dal resident chef Giorgio Pignagnoli per dar vita a una cucina leggera, mediterranea, non scevra da influenze regionali.
Risalendo lo stivale, all’interno dell’albergo Villa Franca, in una delle zone più alte e panoramiche di Positano, si distingue il ristorante Li Galli, affacciato sul mare e sulle omonime isole. Le citazioni campane ritornano nella cucina mediterranea offerta da Bianca sul Lago by Emanuele Petrosino. Il ristorante situato a Oggiono, in provincia di Lecco, è parte dell’offerta del Bianca Relais, che ospita dieci camere immerse in 15.000 metri quadrati di natura rigogliosa.
Il clima lacustre avvolge anche La Speranzina Restaurant & Relais, nel cuore di Sirmione, che in estate vanta una vista invidiabile su lago e castello. Che si tratti di pesce, carne o elementi vegetali, lo chef Fabrizio Molteni dimostra ottima tecnica e precisione, appresa dal maestro Gualtiero Marchesi, citato tra l’altro in alcune preparazioni.
Dal mare alla montagna per raggiungere 1908, a Soprabolzan. Come il nome è un omaggio all’anno di inaugurazione dell’albergo che lo ospita, il Park Hotel Holzner, così anche il design cita lo stile liberty montano della casa. Partendo da questo presupposto, tuttavia, l’ambiente, nonché la cucina sono inebriati da un tocco moderno che porta la firma di Stephan Zippl. Con grande attenzione verso la sostenibilità, lo chef seleziona i migliori prodotti regionali, e anche dietro a richiami esotici, in realtà, si scopre che coltivazione e allevamento di kumquat, lama, wagyu e altre razze avvengono proprio in Südtirol.
In Piemonte, infine, Damiano Nigro sposta al Palás Cerequio il riconoscimento che deteneva con Villa D’Amelia. Lo chef ha raggiunto la scorsa primavera il wine resort dedicato ai cru del Barolo, situato a La Morra. In un palazzo nobiliare settecentesco immerso fra i vigneti, Nigro porta in tavola piatti identitari. Un’offerta che rispetta il suo gusto personale e la tradizione delle Langhe, nel tentativo di amplificare i sapori locali. “L’idea è stata quella di creare un luogo accogliente – spiega lo chef – dove sentirsi davvero a casa, coccolati dalle mani di professionisti dell’ospitalità, della gastronomia e del grande vino piemontese”. E per quest’ultimo la carta attinge direttamente dal Caveau del Barolo: oltre mezzo secolo di annate in diversi formati, nonché la possibilità di scegliere tra oltre 1000 etichette.
Se terminano qui alcune delle novità per il 2022 individuate dalla celebre ‘guida rossa’ all’interno agli hotel italiani, il connubio tra fine dining e servizio alberghiero è ormai un trend in via d’affermazione.





