‘The first glocal travel tech’. Così ha ridefinito la sua identità la Dmc Destination Italia durante l’incontro con gli investitori che ha stabilito i range di target per il 2025: fatturato tra 75 e 90 milioni di euro ed ebitda in una forbice tra 3,0 e 4,5 milioni.
Oltre agli obiettivi di bilancio, la società guidata dalla presidente Dina Ravera si è riposizionata sul mercato, in base, appunto, alla nuova definizione. Destination Italia è infatti una travel tech perché utilizza la tecnologia proprietaria Hubcore.AI, piattaforma a cui accedono tour operator e agenzie per costruire pacchetti di esperienze incoming per i turisti sul territorio italiano. Il modello si definisce ‘glocal’ perché associa l’offerta di contenuti turistici locali creati da una rete di esperti sul territorio, digitalizzata e aggregata con la tecnologia proprietaria, con l’accesso a un mercato globale attraverso un processo ‘end to end’ e favorito da un approccio multichannel.
Grazie a software e processi altamente efficienti, il modello Destination Italia “è facilmente scalabile – recita una nota della travel tech – consentendo un’espansione globale efficiente in termini di tempo e di costi. In particolare, l’apertura di una nuova destinazione turistica richiede meno di 6 mesi e un investimento limitato. I Paesi target per il 2025 sono Turchia e Grecia, mentre nel 2026 il focus verterà su Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera e Albania. La scalabilità della tecnologia e dei canali distributivi rende fattibile tale progetto in tempi molto più rapidi del previsto. Gli oltre 1.000 operatori b2b affiliati a Destination Italia in tutto il mondo potranno promuovere ai propri clienti un’altra destinazione utilizzando una medesima piattaforma tecnologica e offrendo ai loro clienti un nuovo concept di prodotto/servizio che si basa sulla valorizzazione di tutto ciò che è locale”.
Si tratta di un modello di business, continua la nota, che differenzia Destination Italia da tutte le categorie di competitor, posizionandosi in maniera distinta rispetto all’approccio generalista e globalista delle grandi Ota. Infatti la società porta avanti il modello ‘experience maker, approccio di sviluppo locale che si contrappone al tradizionale orientamento ‘experience taker’ generalista e globalista delle Ota della Silicon Valley.
Inoltre, nel mese di novembre 2024, la società quotata su Euronext Growth Milan lancia la piattaforma b2c Charmingitaly.com, affiancata da un’iniziativa di visibilità sul mercato americano. Ciò consentirà la partenza del canale distributivo b2b2c.
Nel 2025 seguiranno altri sviluppi: la crescita della corporation americana e il presidio di New York “rappresentano passi strategici significativi – recita la nota di Destination Italia – che saranno replicati in altre location come Shanghai, Tokyo, Dubai e San Paolo del Brasile”.
Infine, nel mese di settembre è stato strutturato il progetto dei local ambassador: per scalare il canale b2b2c e le altre iniziative, il gruppo utilizzerà una rete di forza vendita indiretta costituita da ambasciatori locali distribuiti in tutto il mondo che promuovono i prodotti e servizi di Destination Italia. Il network continuerà a espandersi ampliando la copertura geografica e i contatti commerciali: la travel tech si pone l’obiettivo di raggiungere un network di 500 local ambassador nel 2029.






