L’International Air Transport Association (Iata), che rappresenta 290 compagnie aeree, ovvero l’82% del traffico aereo mondiale, ha avvertito che gli aumenti previsti delle tariffe da parte degli aeroporti e dei fornitori di servizi di navigazione aerea (Ansp) potrebbero bloccare la ripresa dei viaggi aerei.
Gli incrementi di costo, in questo periodo di pandemia, hanno già raggiunto i 2,3 miliardi di dollari. Willie Walsh, direttore generale di Iata, ha osservato che non bisogna mettere l’onere finanziario di una crisi di proporzioni apocalittiche sulle spalle dei clienti.: “La riduzione dei costi, non l’aumento delle tariffe, deve essere in cima all’agenda di ogni aeroporto e Ansp”.
Walsh, durante l’assemblea annuale di Iata, ha detto che le perdite delle compagnie rimangono elevate e la profittabilità tornerà solo nel 2023: “Nel 2021, le perdite di tutte le compagnie mondiali si dovrebbero attestare a -51,8 miliardi di dollari. Un dato, questo, in peggioramento rispetto ai -47,7 miliardi di dollari previsti in aprile. Riviste in peggio anche le stime del consuntivo 2020, con perdite nette aggregate pari a -137,7 miliardi di dollari”.
Dato che l’anno prossimo, Iata stima perdite nette mondiali pari a -11,6 miliardi, il negativo complessivo del settore nei tre anni segnati dalla pandemia (2020-2022) dovrebbe raggiungere 201 miliardi di dollari.
La domanda, misurata in passeggeri per chilometri (Rpk), è prevista quest’anno al 40% rispetto al 2019, mentre nel 2022 dovrebbe salire al 60 per cento. Quest’anno dovrebbero esserci 2,3 miliardi di passeggeri, nel 2022 3,4 miliardi, un valore simile a quello del 2014 e molto inferiore ai 4,5 miliardi miliardi di viaggiatori del 2019.





