Lo scorso 4 novembre, alla Cop26, conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ospitata a Glasgow, in Scozia, fino al 12 del mese, è stata ufficialmente presentata la ‘Dichiarazione di Glasgow sulle azioni climatiche nel turismo′. Promossa da Unwto-World Tourism Organization insieme con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, Visit Scotland, Travel Foundation e Tourism declares a Climate Emergency, nel quadro del programma dell’Onu ‘One Planet Substainable Tourism′, la Dichiarazione intende attivare una collaborazione tra tutti gli operatori e i soggetti coinvolti nel comparto turistico, tra pubblico e privato, allo scopo di dimezzare le emissioni entro il 2030 e azzerarle al più tardi entro il 2050.
Ad aderire alla Dichiarazione finora sono stati oltre 300 stakeholders del settore turistico, tra i quali Accor, Etoa-European Tourism Association, Gstc-Global Sustainable Tourism Council e il Wttc-World Travel & Tourism Council. Ciascun firmatario si impegna a fornire un piano d’azione per il clima concreto, o un piano aggiornato, entro 12 mesi dalla firma.
“Sebbene molte imprese private abbiano fatto da apripista – ha affermato Zurab Pololikashvili, segretario generale di Unwto -, è necessario un approccio più ambizioso a livello di settore per garantire che il turismo acceleri le azioni per il clima in modo significativo. La Dichiarazione di Glasgow è uno strumento per aiutare a colmare il divario tra buone intenzioni e azioni significative per il clima”.
Per indicare al settore la via per raggiungere il traguardo delle emissioni di carbonio pari a zero entro il 2050, Ey Parthenon, OC&C e Booking.com hanno pubblicato lo studio ‘The road to net zero emissions′. Dall’analisi emerge che le strutture ricettive emettono, a livello globale, 264 milioni di tonnellate di Co2 all’anno, ovvero il 10% delle emissioni totali annue del settore turistico.
Secondo una stima, le strutture ricettive di tutto il mondo dovrebbero quindi investire nei prossimi due decenni 768 miliardi di euro: 243 miliardi in misure di abbattimento dei gas serra e 525 miliardi per rendere più verde l’approvvigionamento energetico delle restanti emissioni. Una cifra che corrisponde approssimativamente al fatturato annuo del settore alberghiero globale.
Benché la decarbonizzazione rappresenti una sfida importante per un comparto particolarmente colpito dal Covid-19, la buona notizia è che una quota significativa delle pratiche per il miglioramento dell’efficienza energetica può rivelarsi redditizia per le strutture ricettive su un orizzonte di investimento di 15 anni. Il 76% delle riduzioni delle emissioni di carbonio che si possono ottenere implementando tecnologie e pratiche di efficientemento energetico ha, infatti, un ritorno positivo, incidendo sul taglio dei costi di esercizio.





