Nonostante le perduranti restrizioni ai viaggi internazionali, il mondo dell’ospitalità di lusso sta performando bene. Una conferma viene da Andrea Obertello, general manager di Four Seasons Hotel Milano, che racconta a Pambianco Hotellerie come il 2020 sia stato disastroso con la perdita del 95% di fatturato, mentre nel terzo quarter 2021 sono stati raggiunti i livelli del 2019.
“I volumi sono stati minori rispetto al periodo pre-Covid – rimarca Obertello – con una flessione dell’occupazione, ma i ricavi sono molto positivi grazie allo spostamento di prenotazioni sulle suite e a un aumento complessivo dei prezzi di mercato. Solo il Mice va molto a rilento”. Quanto allo scenario congiunturale, “manca ancora la clientela americana, che rimane importante – osserva – e speriamo che con la riapertura dei viaggi possa tornare. Siamo però riusciti a compensare lavorando meglio su mercati che avevamo seguito meno, come centro-Europa o Israele. Ora preoccupano le notizie sulla quarta ondata, ma confidiamo nella campagna di vaccinazione”.
Riguardo alla possibile impennata dei prezzi degli hotel, derivante dall’aumento dei costi energetici e delle spese sostenute per sanificazione e controllo green pass, la manager afferma: “L’aumento delle tariffe in atto non è una scelta commerciale legata all’incremento dei costi, piuttosto alla domanda in continua crescita sul mercato di Milano. Come tutti i competitor della fascia 5 stelle, abbiamo iniziato ad aumentare i prezzi da settembre in poi, e contestualmente, visto un cambiamento nei trend di prenotazione, con una maggiore focalizzazione sulle suite rispetto alle camere standard”.
Nessuna connessione, dunque, con l’aumento dei costi. “È vero che l’impatto si fa sentire – chiarisce Obertello – perché dal gel per le mani alle mascherine, dalla sanificazione quotidiana dei filtri fino all’aumento del 22% del totale utenze, si viaggia su una profittabilità di un punto percentuale in meno. Ciò detto, non sono al corrente di una ricaduta sulle politiche commerciali”.





