Cresce la preoccupazione degli operatori dell’hotellerie italiana in merito ai prezzi energetici che sono schizzati alle stelle, arrivando a tre, a quattro e anche a sei volte tanto il costo di qualche mese fa. Per gli alberghi si tratta di un salasso, perché sono realtà energivore, funzionanti 24 ore su 24, con erogazione di elettricità e di riscaldamento che è indipendente dal numero delle presenze, dotate in alcuni casi di impianti vetusti che non hanno efficientamento energetico, e che, anche in caso di chiusura dell’hotel, necessitano di mantenere in funzione gli impianti.
Questa situazione drammatica ha spinto alcuni albergatori ad affrontare ‘di petto’ il problema e a pensare alle possibili soluzioni per calmierare, almeno in parte, l’aumento vertiginoso dei costi che arriva ormai a erodere quasi totalmente la marginalità. Un’idea la presenta a Pambianco Hotellerie Damiano De Crescenzo, direttore generale Planetaria Hotels e presidente Sezione Hospitality Gruppo Turismo Assolombarda: “Parlando con altri albergatori, abbiamo pensato che l’applicazione di una ‘energy surcharge’ potrebbe essere una valida soluzione. La nostra proposta è di non alzare le tariffe, perché la variazione dei prezzi ‘di listino’ dipende dal mercato. Invece è più equo un supplemento ‘fuori’ dalla tariffa, una sorta di extra da addebitare, come già succede per la tassa di soggiorno. Si tratterebbe di una maggiorazione temporanea, fino a quando dura lo stato di emergenza. In questo modo, si farebbe ai clienti un’offerta trasparente e confrontabile”.
La proposta (da avanzare alle associazioni di categoria) è condivisa da Giancarlo Carniani, GM di ToFlorence Hotels e vicepresidente di Confindustria Firenze: “Il mondo dell’hotellerie fatica a trovare soluzioni, ma altre realtà hanno già adottato queste misure. Ad esempio, alcune strutture di affitti brevi hanno già introdotto questa maggiorazione ai prezzi di soggiorno”. Dello stesso parere è Gianluca Capone, owner e CEO di Italian Hotel Company e socio di Federalberghi Roma, che avanza anche un’altra riflessione: “La proposta è interessante, aggiungo però che sarebbe più opportuno sostituire la tassa di soggiorno con la nuova ‘energy surcharge’, altrimenti il carico sulla clientela diventerebbe eccessivo e gli alberghi finirebbero con il perdere competitività”.
De Crescenzo sottolinea che l’energy tax non dovrebbe comportare criticità a livello fiscale, mentre l’unico ‘limite’ fino ad ora incontrato nelle chiacchierate informali con gli operatori del settore è la risposta di ‘prudenza’ da parte delle catene internazionali, che non ritengono di operare in Italia con offerte differenti da quelle proposte negli altri Paesi in cui sono presenti. “La energy tax è solo una proposta – osserva il GM di Planetaria Hotels – ma se ne possono trovare altre, l’importante è reagire. Sono preoccupato del fatto che la categoria è assopita, siamo quasi anestetizzati, non percepisco il clima di allarme che invece ci dovrebbe essere per una questione del genere”.
Gli incrementi dei prezzi del gas e dell’elettricità variano a seconda dei diversi contratti stipulati dagli albergatori. “Nei nostri alberghi – illustra Capone – le bollette del gas sono aumentate del 600%, mentre il costo per kilowattora dell’energia è raddoppiato. I costi energetici non sono secondari nel bilancio di un hotel, anzi rappresentano quasi sempre la seconda voce di costo dopo quella del personale. Nelle nostre strutture incidono tra il 20% e il 30% del totale costi”. È chiaro che l’incremento accelerato di una spesa che rappresenta quasi un terzo del totale è in grado di ‘mandare all’aria’ il bilancio di una struttura, come osserva Carniani: “Le nostre bollette sono aumentate del 400%, e mentre negli ultimi anni i costi energetici rappresentavano l’8% sul fatturato, adesso si stima che arriveranno al 15 per cento. Una tale incidenza porta ad erodere la marginalità, si rischia di non produrre più profitto, di andare in perdita”.
I tre manager evidenziano anche che, al costo sperequato delle bollette, si aggiungono gli aumenti delle forniture, che fanno ricadere a loro volta gli incrementi sugli hotel e che riguardano tutta la filiera, dagli alimentari alla lavanderia ai materiali di ristrutturazione.
In merito a questa proposta e ad altre possibili soluzioni sul tema caro energia, Pambianco Hotellerie ha interpellato Associazione Italiana Confindustria Alberghi e Federalberghi, le cui posizioni verranno pubblicate sul magazine Pambianco Hotellerie aprile 2022. Nel frattempo, Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il dramma della guerra ha scatenato una “tempesta perfetta” anche nell’economia del Paese e nel settore alberghiero. All’indomani dell’invasione dell’Ucraina abbiamo registrato un immediato blocco delle prenotazioni, sia per quanto riguarda il turismo domestico che, ancora di più, internazionale. Questo ha riportato indietro le lancette dell’orologio e in molte strutture si è tornati a viaggiare con un tasso di occupazione tra il 20% e il 30%. Una situazione difficile su cui si scarica l’aumento esponenziale dell’energia che ha fatto lievitare i costi per le imprese in misura insostenibile. La combinazione di questi fattori, se non arriverà subito un intervento consistente da parte del Governo per contenere questi costi, rischia di costringere nuovamente alla chiusura molte imprese stremate da ormai oltre due anni di gravissima crisi”.





