Un progetto capital intensive quello promosso da Arsenale in partnership con Trenitalia-Gruppo Ferrovie dello Stato e con il brand Orient Express di Accor: i ‘binari di lusso’ Orient Express La Dolce Vita, ovvero sei treni in Italia e quattro all’estero, “rappresentano un business industriale, con investimenti pesanti” ha raccontato Paolo Barletta durante la scorsa edizione di Ithic a Roma. “Ogni treno infatti ha un costo di oltre 50 milioni di euro. Puntiamo ad arrivare a 25 treni – ha sottolineato l’AD di Gruppo Barletta e di Arsenale Group -e al raddoppio delle tratte estere entro il 2035. Questo fa sì che l’Italia conquisti il primato dei treni storici di lusso a livello mondiale, ed è un fatto importante, perché significa che l’Italia potrebbe diventare leader anche su altri settori. Invece abbiamo poche eccellenze italiane dell’ospitalità che sono andate all’estero”.
Barletta ha sottolineato il fatto che banche e fondi istituzionali in Italia non sostengono progetti di questo tipo e questo è un grande limite per chi ha ‘visione’. Infatti i treni Orient Express La Dolce Vita sono stati finanziati da tre privati, Paolo Barletta, Nicola Bulgari (socio in Arsenale con Annabel Holding ) e dalla famiglia Rovati che con il veicolo di investimento Fidim è entrata nel Gruppo Barletta. Nel 2022 invece ha investito in Arsenale Oaktree Capital Management con un’iniezione di 300 milioni di euro. “Ma non è entrato per sostenere i treni – ha osservato Barletta – ma per il real etsate alberghiero. Se non avessimo la parte immobiliare non avremmo potuto avere il leverage su questo finanziamento e concludere il progetto delle rotaie di lusso, proprio perché in Italia non vengono sostenute le idee visionarie”.
Il break even del nuovo progetto è molto veloce, secondo quanto ha raccontato l’AD di Arsenale. Circa due anni e mezzo da quando il treno è operativo. “Con i primi due treni siamo già ad ebitda positivo, perché sono prodotti ad altissima marginalità. Il problema non è fare utili, ma fare andare live i treni”.
Continuando a raccontare la nascita di questa idea così innovativa in Italia e nel mondo, Barletta ha affermato: “Sono sempre stato affascinato dalla storia dell’Orient Express e mi chiedevo come mai in Italia non ci fosse ancora un treno così. Anche perché esistono realtà simili in Perù, in Sudafrica, in India, mentre in Italia viaggiava solo il treno di Belmond che partiva da Parigi e arrivava a Venezia, ma non c’erano vagoni che facessero vedere le meraviglie dell’Italia. In realtà ho capito come mai nessuno ci abbia pensato prima e il motivo è che abbiamo tantissime barriere in Italia, di tipo tecnologico e organizzativo. Noi abbiamo anche rivoluzionato il modello, perché siamo diventati costruttori, con i nostri cantieri, la nostra ingegneria, il nostro team. Non abbiamo trovato nessuno che potesse costruire il treno, che riuscisse a organizzare gli slot e tutta la filiera. Il progetto è esportabile nel mondo, e infatti noi siamo andati in Arabia Saudita, in Egitto e in Uzbekistan”.
“Le persone sono esauste di andare in aeroporto – ha concluso Barletta – e dopo un volo intercontinentale non hanno voglia di prendere un altro volo per andare in una città. Il treno è un mezzo ideale, che li avvicina al territorio e soprattutto è esperienziale. I turisti vogliono fare esperienze diverse e visitare un’Italia che non hanno mai visto prima. Ci sono regioni come l’Abruzzo dove non esiste un 5 stelle di riferimento”.





