Le stime sono disastrose. L’avvento di Trump e la sua politica di guerra commerciale attraverso i dazi hanno una ripercussione profonda anche nel mondo dei viaggi. Ne fa un quadro dettagliato Tourism Economics, società di Oxford Economics, che rileva come le tese relazioni diplomatiche e l’incertezza economica potrebbero indebolire l’interesse per i viaggi. Inoltre, un dollaro statunitense più forte, derivante dai cambiamenti economici indotti dai dazi, renderebbe i viaggi negli Stati Uniti più costosi per i visitatori internazionali, frenando ulteriormente la domanda.
Nello specifico, si prevede che nel 2025 i viaggi internazionali in entrata negli Stati Uniti diminuiranno del 15,2% e la spesa per i viaggi potrebbe diminuire del 12,3%, con una perdita annuale di 22 miliardi di dollari. Invece la spesa complessiva per i viaggi negli Stati Uniti, includendo sia i viaggi nazionali sia quelli in entrata, potrebbe essere inferiore del 4,1% rispetto alle aspettative, il che equivale a una riduzione di 72 miliardi di dollari nelle spese totali per i viaggi.
I dati storici sottolineano che le tensioni commerciali e geopolitiche influenzano la domanda di viaggi. Durante la precedente disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, il numero di viaggiatori cinesi verso l’America si era ridotto notevolmente, così come durante i periodi passati di relazioni tese tra Stati Uniti e Messico, il numero di visitatori dal Messico era diminuito del 3 per cento. Si crea cioè un sentiment negativo verso il viaggio in determinati Paesi.
“Poiché le politiche commerciali globali rimangono in evoluzione – si legge in conclusione all’analisi – gli stakeholder del settore devono riconoscere il legame critico tra politica economica e domanda di viaggi”.





