Come emerge dallo studio promosso da Enit in collaborazione con Federcongressi&eventi e realizzato da Aseri, Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica, il settore Mice in Italia coinvolge annualmente in media più di 27 milioni di partecipanti provenienti da ogni parte del mondo, la cui presenza nel Paese equivale ad una spesa pari a quasi 9 miliardi di euro. Ma il valore complessivo del contributo economico diretto del mondo della meeting industry in Italia sale a 11 miliardi e 746 milioni di euro quando alle spese si sommano i costi per la realizzazione di meeting, congressi ed eventi (catering e ristorazione interna, allestimenti e tecnologie, spazi e altri servizi) che valgono oltre 2 miliardi e 800 milioni di euro.
Il report poi entra più nel dettaglio delle voci di spesa relative alle presenze dei partecipanti ai meeting in Italia. Secondo le ultime stime disponibili prese in esame da Aseri, quelle relative all’anno 2023, il 42% della spesa sostenuta in Italia è rappresentato dall’alloggio (3,8 miliardi di euro) e il 30% è dai trasporti (2,7 miliardi di euro), e riguardano sia i trasferimenti interni a lunga percorrenza (aerei, ferrovie e auto), sia gli spostamenti a livello locale (autobus e taxi). Segue la voce relativa alla spesa per la ristorazione sostenuta al di fuori dell’hotel dove il partecipante ha alloggiato e della struttura dove è stato ospitato l’evento: è pari al 16% (per 1,4 miliardi di euro). Infine, il restante 12% della spesa è relativo ad acquisti e altre spese (beni per uso personale e fruizione di servizi culturali e di intrattenimento) pari a circa un miliardo di euro.
Questo valore afferente alla meeting industry italiana, spiega ancora il report di Enit, si traduce poi in una spesa media giornaliera per singolo congressista che è pari a circa 281 euro, cifra che aumenta ulteriormente quando questi ospiti partecipano ad eventi di durata superiore a un giorno. E ancora i dati Aseri spiegano che la spesa media giornaliera risulta più elevata per gli eventi organizzati nell’area nord ovest della Penisola, arrivando fino a 328 euro se si prendono in considerazione gli eventi che hanno una durata superiore a un giorno. In quest’area geografica si concentra anche la maggior parte della spesa dei congressisti (pari al 40% del totale); al secondo posto c’è il centro Italia (28%), quindi il nord est (23%) e sud con isole (9%).
Quanto alla posizione delle sedi che ospitano gli eventi congressuali, il nord racchiude il 53% delle sedi totali e ha ospitato il 59% degli eventi (crescita del 12%), il centro Italia possiede il 25% delle sedi e ha ospitato il 25% degli eventi complessivi (+13%), il sud dispone del 14% delle sedi e ha ospitato il 10% degli eventi (+10%), chiudono le isole con l’8% delle sedi e il 6% degli eventi ospitati (+11%). “È importante sottolineare – ha dichiarato Gabriella Gentile, presidente di Federcongressi&eventi – che, rispetto al dato medio indicato dalla ricerca, il contributo economico del Mice all’indotto economico dell’Italia risulta ancora più alto quando si considerano gli eventi di più lunga durata e maggiore complessità quali i congressi associativi, soprattutto internazionali. In questo ambito così determinante però emerge la maggiore capacità di attrattiva da parte delle destinazioni che investono per aumentare la propria competitività e, anche per questo, il congressuale è un settore del turismo con ancora ampi margini di crescita”.





