Rallenta nell’anno in corso il turismo outdoor in Italia: dopo aver segnato nel 2024 i 67,8 milioni di presenze lungo la Penisola, per il 2025 il conto si fermerà a 67,7 milioni. Lo raccontano le previsioni della recente edizione dell’Osservatorio sul comparto realizzato da Human Company – gruppo italiano attivo nel turismo open air – insieme alla società di ricerche sul travel Thrends. Più nel dettaglio, a trainare il comparto è ancora una volta il mercato estero, per il quale si prevedono oltre 38 milioni di presenze, pari al 56% del totale e in crescita dell’1% rispetto al 2024 (37,6 milioni), anno che aveva avuto a sua volta un segno positivo sul 2023 pari al +1,7 per cento.
Per gli arrivi dal mercato domestico la previsione del report parla di 29,7 milioni di presenze, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-2%); secondo gli analisti ad incidere su questo aspetto saranno la diminuzione del potere d’acquisto e la ricerca di destinazioni alternative nel Mediterraneo. Va detto però che anche nel 2024 la quota di italiani che avevano scelto una vacanza outdoor era scesa del 3,4% rispetto all’anno precedente. L’Italia insomma, spiega la ricerca, è ricercata più che altro dai turisti stranieri che amano le vacanze open air.
L’analisi dei dati ha permesso poi di stimare l’impatto economico diretto del settore outdoor nel 2025, che si attesterà attorno ai 4,97 miliardi; questo valore rappresenta il contributo dei soggiorni dei turisti che hanno scelto formule di accoglienza outdoor. In particolare poi la stima del valore di spesa diretta pro capite giornaliera dei turisti è pari a circa 73 euro. Ampliando invece il calcolo e comprendendo anche il dato delle spese indirette dei turisti open air e di quelle dell’indotto sul territorio, il report arriva a una previsione di circa 8,85 miliardi di euro per l’impatto economico totale.
“L’andamento consolidato delle presenze registrate nel 2024 e confermato dalle previsioni per il 2025 – dice Domenico Montano, general manager Human Company -, evidenzia come la fase di espansione del turismo outdoor abbia ormai raggiunto la sua maturità e come quindi la crescita non potrà più fondarsi sulla semplice estensione dei flussi, bensì sulla capacità di innovare e migliorare sempre più l’esperienza proposta. Compito ancora più importante, anche alla luce delle tensioni in atto nel contesto geopolitico globale, e motivo per cui emerge per gli operatori la necessità di fare rete e dimostrarsi interlocutori chiave nelle istituzioni e nel contesto pubblico”.





