Con l’acquisizione da parte di Raza Heritage Holdings, consorzio di investitori strategici e private equity con sede nell’area Asia Pacifico, avvenuta nel 2024, Frette ha inaugurato una nuova fase di business. Alla guida del brand è rimasto Filippo Arnaboldi, CEO dal 2017 e che ha giocato un ruolo determinante nel passaggio di proprietà da Change Capital Partners alla nuova compagine azionaria. “Dopo aver chiuso – ha detto il manager a Pambianco Hotellerie – il 2023 con un fatturato a 130 milioni di euro, in seguito a un percorso di crescita costante dal 2021, anno nel quale per la prima volta abbiamo superato la soglia dei 100 milioni di turnover, abbiamo messo a terra con la nuova proprietà un piano industriale a cinque anni. La chiave del quale è la ricerca della qualità e del posizionamento verso il mercato di alta gamma”.
La vision è quella di rivolgersi solo ai clienti di eccellenza e quindi tramite canali di distribuzione top, una strategia che ha comportato delle scelte: anche di non lavorare più con certi brand. “Siamo ben consapevoli che questo avrebbe voluto dire perdere fatturato. Abbiamo quindi nel 2024 performato come ricavi leggermente sopra il 2023 e anche nel primo semestre 2025 vediamo una crescita del 3% o 4% circa. Con il nuovo business plan appena partito sappiamo che non potremo crescere double digit tutti gli anni, anche perché quest’anno stiamo facendo degli investimenti molto importanti nel marketing e nel retail. Il piano che si concluderà nel 2029 vogliamo ci porti all’incirca a raddoppiare il turnover del 2023, attraversando anche una fase di stabilizzazione. Non puntiamo tanto alla crescita di fatturato, quanto alla qualità di crescita di fatturato, che è molto più complicata”.
Oggi intanto è il segmento alberghiero b2b a costituire il vero cuore delle performance di Frette, tanto che genera circa il 50% del fatturato grazie a collaborazioni con oltre 1.500 hotel e brand di lusso tra i quali, ad esempio, Ritz-Carlton, St. Regis, Aman, Four Seasons e Mandarin Oriental. “Da un punto di vista geografico invece il 60% del nostro giro d’affari è negli Stati Uniti, mentre il 30% arriva dall’area Emea e il 10% dal mercato Asia Pacifico. Questo è dovuto anche al fatto che oggi il mondo dell’hospitality non significa solo esclusivamente alberghi, ma il settore spazia dal cruising all’aviation e ai treni di lusso. A tutto ciò si affianca poi la parte retail: oggi il marchio ha circa 130 punti vendita in tutto il mondo, di cui 33 a gestione diretta. A questa dimensione si affianca un e-commerce in forte espansione, su cui l’azienda sta investendo per garantire una customer experience all’altezza del prestigio del brand e raggiungere un pubblico sempre più globale”.





