Per ora si tratta di dati parziali, ma sembrano confermare il sentiment diffuso in Italia, ovvero che nel mese di agosto le spiagge nazionali siano state ‘disertate’. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, rivela al Sole 24 Ore che nei tre mesi estivi tra giugno e agosto negli hotel delle località balneari si è registrato un calo delle presenze tra il 5% e il 10%, ma ancora mancano i dati sui flussi e sugli arrivi che si avranno a fine stagione.
Analisi che difficilmente si può confrontare con i dati forniti dal ministero del Turismo, su rilevazioni del Viminale, che hanno segnalato nei primi 18 giorni di agosto 15,6 milioni di turisti registrati nelle strutture alberghiere ed extralberghiere, in crescita del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2024. Queste cifre si basano sulla piattaforma Alloggiati Web, gestita dalla Polizia di Stato a cui le strutture comunicano gli ospiti registrati, ma probabilmente con l’introduzione del Cin sono emersi appartamenti che nel 2024 non erano censiti, e quindi i dati sono in crescita ma non sono confrontabili tra i due anni.
Bocca sostiene che il calo dei pernottamenti può essere legato anche alla minore presenza in Italia dei turisti americani, che invece hanno registrato numeri record l’anno precedente: “Nel 2025 – riferisce alla testata economica – il dollaro ha perso il 12% sull’euro e il clima di incertezza politica disincentiva il turismo internazionale. Molti americani quest’anno hanno scelto di non partire e la loro assenza pesa soprattutto nelle città d’arte. Anche per settembre, le nostre previsioni indicano una flessione dei turisti a stelle e strisce. Sono diminuiti anche i tedeschi, da sempre un mercato primario per la Penisola”.
Per quanto riguarda gli italiani, il presidente di Federalberghi sostiene che molti turisti nazionali abbiano ridotto i pernottamenti, soprattutto in agosto, optando per una settimana invece che due e scegliendo periodi meno cari, come i mesi di giugno e settembre. Inoltre, sono state privilegiate le località montane.
Riguardo al caro-prezzi, Bocca afferma: “Noi non possiamo vincere la partita sui prezzi, abbiamo un alto costo del lavoro e il caro energia è più marcato che altrove. È un sistema dei costi che non ci permette di andare oltre certe tariffe. Dobbiamo giocarci la partita sulla qualità e sui servizi”.





