L’Italia è il primo Paese in Europa in termini di capacità alberghiera ricettiva, secondo il X Rapporto realizzato da Federalberghi.
Il rapporto mette in luce l’evoluzione del sistema alberghiero italiano, che conta 32.943 alberghi, 1,1 milioni di camere e 2,3 milioni di posti letto, con una quota del 20,3% degli alberghi e del 17,7% dei posti letto complessivi dei 27 Paesi Ue, secondo i dati Eurostat 2024 elaborati dal Centro studi turistici per Assohotel Confesercenti. La Germania si colloca al secondo posto con 29.407 alberghi e oltre 1,9 milioni di posti letto, seguita dalla Spagna con 19.985 strutture e più di 2 milioni di letti e dalla Francia con 17.386 hotel e quasi 1,4 milioni di posti letto. Si tratta di un sistema, dicono dall’associazione, “fatto in larga parte di piccole e medie imprese, ma che dà vita a ‘grandi alberghi’ a pieno titolo: una struttura italiana media conta oltre 33 camere e quasi 70 posti letto, valori pienamente comparabili con quelli delle maggiori destinazioni europee”.
Tornando all’Italia, la ricerca di Federalberghi mostra che la categoria più numerosa è quella media, ovvero quella dei 3 stelle e delle Rta (residenze turistico alberghiere). A questo gruppo appartengono 18.182 alberghi equivalenti al 55,2% dell’offerta. Delle categorie più alte, invece, fanno parte il 22,5% degli alberghi e, in particolare, sono 6.639 i 4 stelle e 771 i 5 stelle. Gli alberghi a 1 e 2 stelle rappresentano invece il 22,3% (sono rispettivamente 2.339 e 5.002).
Dal 2000 ad oggi lo scenario è decisamente cambiato: all’inizio del terzo millennio la categoria più numerosa era quella degli alberghi a 1 e 2 stelle che rappresentavano il 49,3% dell’offerta. I 3 stelle e le Rta erano il 42,2% mentre ai 4 e 5 stelle appartenevano appena l’8,5% degli alberghi.
Il report evidenzia anche che, parallelamente a questo processo di riqualificazione, c’è stato anche un ampliamento della dimensione media degli alberghi. Basti pensare che tra il 1980 e il 2024 i letti per albergo sono passati da una media di 37,6 a 69,3.
Analizzando più nel dettaglio la distribuzione delle strutture su tutta la Penisola, viene evidenziato che la maggioranza degli esercizi alberghieri italiani (il 58,2%) e dei relativi posti letto (il 51%) si concentra nelle regioni del nord. La regione con il maggior numero di esercizi è il Trentino-Alto Adige (5.380 alberghi), seguita dall’Emilia-Romagna (4.074), dal Veneto (3.133), dal Lazio (2.864), dalla Lombardia (2.832), e dalla Toscana (2.712).
La classifica della capacità ricettiva, espressa in termini di camere, vede in testa l’Emilia-Romagna (141.578), seguita da Trentino-Alto Adige (123.439), Veneto (108.992) e Lazio (108.217). Diversa la situazione nel Meridione: gli alberghi nel sud e nelle isole sono infatti caratterizzati da una dimensione media maggiore. In questo quadro, le regioni in cui gli alberghi hanno la dimensione media più grande sono la Calabria (119,6 posti letto), la Sardegna (108,6), la Puglia (100,2) e la Sicilia (92,9).
Secondo il rapporto, il 61% delle presenze turistiche registrate nel 2024 in Italia (pari in valore assoluto a 283,9 milioni di presenze) ha soggiornato negli alberghi. Rispetto all’anno precedente l’aumento è stato del 3,1%. Gli arrivi negli alberghi, invece, sono stati 96,4 milioni: il 2,9% in più rispetto al 2023. Quindi, nel 2024 gli hotel del nostro Paese hanno registrato 283,9 milioni di pernottamenti, terzo valore assoluto nell’Unione dopo la Spagna (363,1 milioni) e la Germania (300 milioni).
Positivo anche, secondo Assohotel, l’indicatore di utilizzo dei posti letto: con un tasso di occupazione netta del 52,4%, gli alberghi italiani superano la media Ue del 49,4 per cento. “Questi numeri smentiscono l’idea di un’Italia fatta solo di piccoli alberghi marginali” commenta Nicola Scolamacchia, presidente nazionale di Assohotel Confesercenti. “Il nostro è un grande sistema alberghiero europeo, capillare, radicato nei territori e capace di competere con i principali Paesi competitor. È un patrimonio di ‘piccole imprese, grandi alberghi’ che va riconosciuto e valorizzato come uno degli asset strategici del turismo italiano e dell’economia nazionale. C’è ancora lavoro per far crescere i flussi turistici in Italia – conclude il presidente – così da far corrispondere alla leadership nei posti letto anche quella dei pernottamenti. Come dimostrano i dati più recenti, al nostro Paese non manca di certo l’appeal per attrarre un sempre crescente pubblico internazionale. Occorre tuttavia lavorare per velocizzare l’emissione dei visti turistici – oggi freno per l’incoming da alcuni Paesi -, facilitare la raggiungibilità sia con il sistema aeroportuale sia con la viabilità interna, continuare a incentivare gli investimenti privati, certi che ogni euro di sostegno offerto agli imprenditori che operano nel settore alberghiero si moltiplica e genera un indotto che rimane interamente sul nostro territorio.”
Entrando più nello specifico sulla provenienza dei viaggiatori, si evince che 47,5 milioni di arrivi e 134,7 milioni di presenze alberghiere riguardano turisti italiani. Gli stranieri, invece, hanno fatto registrare 48,9 milioni di arrivi e 149,2 milioni di presenze. Si conferma dunque quello che era stato percepito in parte, ovvero che, in riferimento agli italiani, rispetto all’anno precedente c’è stato un calo degli arrivi e delle presenze, mentre per gli stranieri, tra arrivi e presenze, vi è stato un incisivo aumento.
Insomma, è un sistema che tiene, secondo il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: “ I conflitti internazionali e la drammatica situazione in Medio Oriente hanno provocato un poderoso colpo di freno rispetto agli anni passati. Nel contempo, il nostro turismo interno ha subito una battuta d’arresto dovuta al sempre più alto costo della vita. Io credo davvero che oggi ogni seppur lieve crescita vada considerata al doppio del suo valore, poiché essa mostra l’andamento delle scelte di un turismo globale, capace di abbattere l’incertezza del progetto viaggio, anche a fronte di situazioni di potenziale pericolo. I dati, ribadisco, ci parlano di un sistema solido, ben distribuito, di strutture che hanno colto la sfida della riqualificazione per una maggiore competitività”.
Per quanto riguarda l’extralberghiero, in Italia sono presenti 232 mila strutture e 3,2 milioni di letti. Negli ultimi cinque anni c’è stato un aumento nel numero delle strutture (+38mila) e dei letti (+300mila). Poco più dei due terzi sono alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, il 15,1% sono bed & breakfast e un altro 10% è rappresentato dagli agriturismi. Nei campeggi e nei villaggi turistici si concentra il 41% del totale dei letti offerti dal comparto extralberghiero.
Nel 2024 ci sono stati 43 mila arrivi e 182,3 mila presenze nelle strutture extralberghiere italiane. Rispetto al 2023 si registra un aumento dell’8,3% degli arrivi e del 6,1% per le presenze. Il 42% della clientela è costituita da italiani, che nel 2024 fanno registrare un aumento del 3,5% degli arrivi e dello 0,8% delle presenze. La maggioranza degli ospiti in queste strutture (57,5%) è relativa a turisti stranieri. Le presenze sono concentrate nelle aree territoriali del nord per il 61%. La restante quota si ripartisce per il 24% nel centro e per un altro 15% al sud. La preferenza verso le regioni del nord è sostenuta dalla clientela straniera, mentre quella italiana si distribuisce in maniera più uniforme.
Riguardo ai bilanci, nel 2023 il fatturato del settore dell’ospitalità (alberghi ed esercizi extralberghieri) è stato pari a 36,6 miliardi di euro, con un incremento del 17,3% rispetto al 2022. Le imprese alberghiere hanno realizzato un fatturato di 27,9 miliardi di euro (più di tre quarti del totale del settore ricettivo), in crescita del 18,2% sull’anno precedente. Il dato è relativo a 21.203 imprese attive, a ciascuna delle quali possono far capo più strutture.
Il valore aggiunto al costo dei fattori del settore alberghiero ha raggiunto quota 13,2 miliardi di euro, aumentando del 20,66% rispetto all’anno precedente. Il margine operativo lordo ha visto aumentare il proprio valore del 27,2% tra il 2022 e il 2023 raggiungendo così i 6,5 miliardi di euro: valore maggiore di oltre il 70% a quello che si era verificato nel 2019 con 3,8 miliardi di euro. Per quanto riguarda i costi, invece, l’aumento è stato all’incirca del 15% sia per l’acquisto di beni e servizi sia per i costi del personale che complessivamente ammontano a 21,5 miliardi di euro. Di questi, oltre due terzi (14,8 miliardi di euro) sono relativi all’acquisto di beni e servizi, mentre il restante terzo (6,7 miliardi di euro) riguarda i costi del personale.
Per quanto riguarda lo scenario internazionale, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel 2024 il turismo mondiale ha fatto registrare circa 1,5 miliardi di arrivi internazionali, il 12,2% in più rispetto al 2023. . Le entrate valutarie sono cresciute del 12,7% raggiungendo quota 1.731 miliardi di dollari. Con questo risultato il bilancio del turismo mondiale torna ai livelli pre-pandemia.
L’Italia occupa un posto di rilievo nello scenario internazionale. Secondo Unwto, il nostro Paese è al quinto posto nel ranking mondiale per numero di arrivi internazionali e per entrate valutarie. Nel 2024 gli arrivi ammontano a 57,73 milioni, lo 0,8% in più rispetto all’anno precedente. Le entrate valutarie sono 58,7 miliardi di euro, il 5% in più rispetto al 2023.
Secondo Wttc, nel 2024 in Italia il comparto dei viaggi e del turismo vale 228,5 miliardi di euro, il 6,3% in più rispetto al 2023. Con questo risultato, il settore arriva a rappresentare circa l’11% del Pil (10,5% nel 2023). Eurostat ha rilevato nel 2024 circa 3 miliardi di presenze negli esercizi ricettivi dell’Unione Europea, con un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Circa 1,9 miliardi di presenze, pari al 63% del totale, hanno interessato gli esercizi alberghieri. All’interno della UE si contano circa 681 mila strutture ricettive e 29,7 milioni di letti. La capacità ricettiva del comparto alberghiero e di 12,9 milioni di posti letto, pari al 43% del totale.





