L’aumento del costo della vita sta mettendo a dura prova gli italiani, che comunque non rinunciano al piacere di viaggiare ma riducono la durata dei loro spostamenti e soprattutto alcune spese extra. È quanto emerge dall’indagine curata da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente di Aite-Associazione italiana turismo enogastronomico, sviluppata su un campione di oltre 1.000 turisti italiani che hanno espresso i loro comportamenti di viaggio nel periodo settembre–dicembre 2025 rispetto agli stessi mesi del 2024.
I risultati evidenziano che i rincari in atto impongono una decurtazione della spesa destinata al viaggio, che in questo periodo ha peraltro una durata ridotta: il 45% degli intervistati farà uscite di due/tre giorni e il 33% di quattro/sette giorni. Solo il 6% ha invece deciso di dedicare solo un giorno e senza pernottamento, e il 6% non ha intenzione di muoversi neppure un giorno. In generale, il 74% degli intervistati prevede un budget inferiore (o invariato) per le vacanze rispetto al periodo settembre-dicembre 2024.
L’effetto-rincari spaventa gli italiani: il 62% considera l’aumento dei costi di viaggio come una limitazione e il 56% si trova a disporre di un minor potere di spesa per via dell’inflazione. Solo 1 su 4 (26%) dichiara un budget maggiore.
A pagarne le spese sono soprattutto i ristoranti. Sommando a quelli di qualità standard e premium (13%) anche gli stellati o i locali specializzati nel fine dining (8%), emerge che il 21% dei turisti, in caso di necessità, sacrificherà questo tipo di esperienza. E il 15% inizierà alleggerendo il conto dei vini.





