Un gruppo alberghiero che ha pressoché ‘ricominciato da zero’ nel post-Covid, quando era arrivato a fatturare quasi 70 milioni di euro ma durante la pandemia ha subito una pesante battuta d’arresto. Da allora molto è cambiato ed è è stato creato un nuovo assetto societario: è nata AG Group con una nuova governance e una logica di crescita verticale e orizzontale attraverso tre divisioni, il management alberghiero con AG Hotels, il Dmc e tour operator con AG Boutique Journey e l’attività consulenziale per terzi con AG Hotel Consulting.
Al timone c’è il presidente e CEO Andrea Girolami che ha spiegato, nel corso di un incontro con i giornalisti, come abbia dovuto pensare al futuro in una logica diversa: “Abbiamo venduto alcuni alberghi come Il Tornabuoni a Firenze e Il Campo Marzio a Roma per recuperare risorse e avventurarci in un business nuovo e integrato, che punta a un posizionamento upper upscale e luxury e a una clientela prevalentemente internazionale”.
I numeri non hanno ancora raggiunto il pre-Covid ma lo sviluppo di quest’anno punta sostanzialmente al raddoppio: il gruppo infatti ha chiuso il 2025 con un fatturato di 47,5 milioni di euro e prevede per il 2026 di sfiorare gli 89 milioni. Nello specifico, la divisione hotellerie ha chiuso l’esercizio a 30 milioni, in contrazione rispetto al 2024 perché a Roma, dove si trovano attualmente gli alberghi operativi del gruppo, il Giubileo ha portato un abbassamento dei ricavi medi. Il 2026 è stimato a 31,2 milioni a parità di perimetro, a cui si aggiungono le nuove aperture con una previsione di fatturato per quest’anno di 32,4 milioni.
Cifre in crescita anche per la divisione travel, che ha archiviato il 2025 a 15 milioni e punta nell’anno a 22,4 milioni, mentre AG Hotel Consulting, “che fa marginalità importanti – ha sottolineato Girolami – con ebitda a oltre il 50%”, ha chiuso a 2,5 milioni e si proietta nel 2026 a 2,8 milioni.
Per quanto riguarda la parte hotellerie, l’operation manager di AG Hotels Matteo Moretti ha sottolineato che i 4 stelle attualmente operativi a Roma sviluppano un’occupazione media che supera l’85% e sono in previsione quest’anno cinque nuovi hotel nel segmento lusso. Nel primo semestre 2026 aprirà il 5 stelle Thompson Rome by Hyatt, nel palazzo che a Roma chiamano ‘il Bottegone’, dove storicamente stava la sede del Pci in via delle Botteghe Oscure. Si tratta di un brand nato a New York nel 2001, molto lifestyle e conta 69 camere. Saranno tre invece le new entry legate al brand Emblems Collection di Accor: Masseria Furnirussi, 38 camere e giardino all’italiana in Salento, Palazzo Solzini Malavolti (Siena) con piscina esterna e ficheto più grande d’Europa con oltre 5.000 piante, e Relais San Clemente in un ex monastero benedettino a Perugia con 51 camere e 9 ville in un parco di pini secolari.
Nel secondo trimestre 2026 aprirà anche Borgo Tre Vaselle a Torgiano, in Umbria, con 52 camere all’interno di un borgo e con centro conferenze che può ospitare eventi fino a 200 persone. Tutte le nuove aperture saranno hotel 5 stelle e per quest’ultimo il gruppo sta selezionando il brand più appropriato con cui affiliarsi.
Riguardo infatti al franchising, Maria Chiara Picardi, director of sales, marketing & pr del gruppo, ha spiegato che la scelta di affiliarsi nasce da una visione precisa di crescita: “Per AG Group l’affiliazione non è mai stata una rinuncia all’identità, ma uno strumento per portarla su un palcoscenico internazionale in modo strutturato e competitivo. Il nostro percorso è iniziato nel 2021 con Hyatt e prosegue oggi con Accor. Sono esperienze diverse e complementari: Hyatt ha una fortissima penetrazione nel mercato americano, Accor è più radicata in Europa. Oltre al valore di marca, i brand internazionali hanno anche un impatto sull’operatività. Dietro ogni affiliazione ci sono requisiti rigorosi da rispettare – design, tecnologia, pulizia, manutenzione, attenzione al cliente – che sono parametri che elevano la customer experience e l’efficienza operativa”.
Arrivando alla divisione consulenziale, guidata dal direttore Pietro Moretti, l’obiettivo è rendere profittevoli le strutture, massimizzando il potenziale e operando trasversalmente dal management al revenue, dal sales al marketing e social media fino alle reservations. Anche questa unit si colloca nella fascia upper upscale e lusso, conta 40 dipendenti e 30 hotel in portfolio.
Infine, AG Boutique Journey, che si occupa di incoming, è capitanata dal direttore Rocco Moscariello, che ha sottolineato durante l’incontro con la stampa che il 73% del fatturato è generato da mercati oltreoceano, il 23% da europei e una piccola percentuale dal mercato domestico. “Stiamo puntando molto sui clienti sudamericani e in particolare sui brasiliani, che sono altospendenti”.






