Un piano di crescita molto strutturato quello della divisione alberghiera di Alpitour World, capitanata dall’AD Paolo Terrinoni che racconta a Pambianco Hotellerie i ‘fondamentali’ di una realtà molto dinamica, ma che rischia di essere meno visibile nel conglomerato di un gruppo integrato. Invece la parte hotellerie è uno dei principali motori di crescita del colosso del turismo e ha vissuto uno sviluppo rilevante negli ultimi anni, fino a chiudere il 2025 con un fatturato di 214 milioni di euro e il 2026 spinge ancora sull’acceleratore, con la previsione di raggiungere 238 milioni. Performance ottenute grazie a investimenti cospicui: 80 milioni nel triennio 2023-25 e ulteriori 58 milioni che saranno messi sul piatto quest’anno. Cifre importanti dunque, che Terrinoni illustra in questa intervista, insieme alla sua visione sul futuro dell’ospitalità.
Partiamo dal perimetro della divisione alberghiera: quante strutture comprende in Italia e all’estero?
La divisione alberghiera di Alpitour World è Voihotels (a cui fa capo l’omonimo brand e VRetreats). Nello specifico, Voihotels comprende 10 resort sun & beach in Italia e otto resort sun & beach e all’estero, attraverso società di scopo locali. A Voihotels fa capo anche il brand VRetreats, una collezione luxury di nove alberghi in città d’arte e location iconiche. Nel complesso, la unit comprende quindi 27 strutture, di cui otto in proprietà, per un totale di 4.665 camere. E l’aspetto più importante è che ogni linea di prodotto si trova in area positiva di profitto.
Arriviamo allora al bilancio: come avete chiuso il 2025 e qual è la stima per il 2026?
Lo scorso esercizio è stato archiviato con un fatturato di 214 milioni di euro e un ebitda di 36 milioni, ovvero quasi il 17% dei ricavi. Il 2026 è ancora in corsa, con una previsione di fatturato di 238 milioni e una redditività di 45 milioni, verso il 19% in termini di ebitda margin. Per la corretta interpretazione di queste marginalità è importante considerare che in questi numeri sono compresi affitti di asset per 30 milioni. Focalizzandoci invece su VRetreats, la collezione luxury ha superato i 70 milioni di ricavi.
Si tratta di una crescita organica o per linee esterne?
Negli ultimi anni abbiamo lavorato su una crescita dimensionale, infatti abbiamo avviato nuove aperture e acquisizioni. Parallelamente ci siamo concentrati sull’incremento del valore qualitativo interno, che è stata la chiave per fare un percorso virtuoso di apprezzamento del prodotto e per creare quindi maggiore redditività. Siamo cresciuti con contenuti omogenei, ad esempio i resort Voihotels sono tutti ‘in prima fila’ sul mare con spiaggia privata e distribuzione territoriale molto ampia. I VRetreats sono tutti all’interno di palazzi storici o con grande personalità, nel centro della città e in destinazioni iconiche. Questa coerenza nelle linee di prodotto è un valore, anche perché ci aiuta a essere individuati da player internazionali. Aggiungo che tutto questo percorso è stato possibile grazie anche alla lungimiranza dei nostri azionisti, che ci hanno permesso di reinvestire sugli alberghi la ricchezza realizzata.
Ma di che entità di investimenti stiamo parlando?
Nel triennio 2023-25 abbiamo investito sulle nostre strutture circa 80 milioni di euro, realizzando un nuovo resort a Zanzibar, acquistando un resort in Sicilia, ma soprattutto abbiamo portato avanti ristrutturazioni e restyling dei nostri prodotti. Alzare il livello qualitativo è stato necessario per sostenere una traiettoria di crescita degli Adr nelle varie strutture. Per il 2026 abbiamo stanziato altri 58 milioni di euro per completare questo percorso. Investiremo sugli immobili, perché la qualificazione del prodotto è sicuramente un aspetto importante, ma una volta che l’edificio è bello, moderno, confortevole, non basta per essere attraente. Altrettanto importante è infatti l’investimento sugli standard di servizio e sulla formazione del personale. Il fattore umano è rilevante tanto quanto l’asset immobiliare, perché la qualità del servizio fa la differenza rispetto al posizionamento e alle traiettorie di prezzo che si possono realizzare. A questo proposito, posso dire con soddisfazione che nelle classifiche delle varie piattaforme di prenotazione, gli alberghi VRetreats hanno raggiunto un posizionamento molto alto.
E quali sono i driver di crescita nei prossimi anni?
Attualmente abbiamo una pipeline nutrita, stiamo negoziando diversi prodotti che contiamo di chiudere nel 2026. La crescita passa anche dalle opportunità, ma indubbiamente il mondo del lusso è un driver del futuro. VRetreats ha un valore strategico e rappresenta un’ospitalità che è passione per la bellezza e non ostentazione. Mi piace definirla ‘ospitalità culturale’ dove il luogo e il fattore umano sono entrambi contenuti dell’esperienza di viaggio. Infatti le ‘case’ di VRetreats hanno una forte personalità e un’attenzione al dettaglio e alla personalizzazione. Va detto che dopo il Covid è cambiata la scala valoriale delle persone e il mondo del lusso è il comparto che ha fatto più investimenti per seguire i nuovi desideri dei turisti. Del resto, la fascia di alta gamma è quella che sta performando meglio, anche se in futuro non è detto che manterrà gli stessi tassi di crescita. Certo ci sarà una competizione più alta che resta uno stimolo positivo in un mercato così dinamico e attrattivo, ma gli equilibri evolveranno, entreranno nuovi player, aumenterà la pressione sui prodotti non differenziati e sarà determinante costruire un’identità chiara. Non basterà più ‘essere presenti’ ma occorrerà essere distintivi.
In futuro più proprietà o gestione?
Di mestiere facciamo gli albergatori, cioè creiamo ricchezza attraverso il lavoro e ridistribuiamo ricchezza, non facciamo gli immobiliaristi né operazioni speculative. Quindi, qualora subentrassero opportunità real estate finalizzate allo sviluppo di un buon progetto, le prenderemo in considerazione perché abbiamo un’azienda solida che ci consente di fare grandi investimenti. Il nostro obiettivo comunque rimane la gestione, prevalentemente con contratti di affitto. Aggiungo che, a fine gennaio 2026, le prenotazioni per l’anno sono in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025. Detto questo, il nostro è un business fortemente condizionato dagli accadimenti e la situazione internazionale non consente certo facili previsioni.
Che sinergie sviluppate con la divisione tour operating di Alpitour World e che percentuale di ricavi genera?
Nei resort all’estero si realizza una maggiore integrazione di filiera, cioè il cliente viaggia prevalentemente con i brand della nostra divisione tour operating e vola con la compagnia aerea di Alpitour World, Neos. Indubbiamente, appartenere a un colosso del turismo con una filiera integrata porta grandi vantaggi competitivi, anche per gli ingenti investimenti in tecnologie. Per quanto riguarda i ricavi, le vendite della divisione alberghiera provenienti dalla distribuzione organizzata rappresentano circa il 50% del totale e su questa percentuale il tour operating di Alpitour World genera il 30 per cento. Nonostante i grandi volumi di vendite attraverso la distribuzione organizzata, molti clienti continuano a prediligere il canale diretto e circa il 30% dei ricavi è realizzato attraverso i siti web o i call center delle strutture. Ci tengo inoltre a sottolineare che, nel concetto di integrazione di filiera, non vengono mortificate le ambizioni di business delle singole componenti. Infatti non facciamo condizioni particolari con i nostri tour operator ma ragioniamo in termini di libero mercato. Il criterio ultimo è la maggiore marginalità del gruppo.






