Arriva la frenata del business travel. In realtà, subito dopo il Covid si prevedeva un crollo dei viaggi d’affari ma così non è stato, perché negli anni seguenti alla pandemia si è maggiormente sentito il bisogno di concludere gli affari con ‘una stretta di mano’. Ora però le ‘video call’ chiedono il conto. Con la diffusione delle interazioni in remoto, le imprese hanno cominciato a ridurre gli spostamenti dei manager.
Lo evidenzia la ricerca dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, secondo la quale nel 2025 la spesa per i viaggi d’affari delle imprese italiane è calata del 3%, scendendo a 21,5 miliardi di euro. con una riduzione del numero di trasferte (-2%). Aumentano solo i viaggi in aereo, anche per tratte brevi, e quelli legati a eventi collettivi (fiere o convegni).
Il business travel sta quindi cambiando, prestando maggiore attenzione agli aspetti relazionali più che commerciali. Lo evidenzia Andrea Guizzardi, direttore dell’Osservatorio Business Travel del Politecnico di Milano e dell’Università di Bologna: “Il business travel italiano sta entrando in una nuova fase, più selettiva e orientata al valore. La spesa per le trasferte arretra del 3%, ma non è un segnale negativo: le aziende stanno ottimizzando le risorse, privilegiando viaggi strategici, trasferte collettive e momenti ad alto contenuto relazionale come eventi e meeting. Aumentano i viaggi in aereo, anche su tratte brevi, mentre si riducono quelli per attività ripetitive o interne. La trasformazione è in atto, ma richiede strumenti più evoluti di gestione, policy più consapevoli e una maggiore attenzione al benessere dei lavoratori in viaggio. Il travel management non è più una funzione logistica: è diventato uno snodo strategico di cultura aziendale, sicurezza e sostenibilità”.
Per quanto riguarda l’intero mercato dell’ospitalità in Italia, si conferma come anticipato a 38,7 miliardi di euro (+2%). Il dato comprende la spesa dei turisti in alberghi e in tutte le altre tipologie di strutture ricettive, come B&B, agriturismi, case e appartamenti turistici, ostelli, campeggi e villaggi turistici. La cifra rappresenta il valore del mercato lato domanda. Non corrisponde esattamente al fatturato delle singole strutture ricettive, perché i turisti potrebbero avere acquistato attraverso piattaforme di prenotazione online, e quindi, nella cifra di 38,7 miliardi rientra anche la spesa nei servizi di intermediazione e distribuzione del settore.
La spesa nei trasporti tocca i 27,5 miliardi (+5%), mentre l’ecommerce rimane il canale d’acquisto prevalente per entrambi i comparti (57% nel ricettivo, 70% nei trasporti).





