L’impegno del comparto alberghiero della conca ampezzana per un turismo più accessibile e inclusivo prescinde dalle Paralimpiadi che si sono appena concluse, fa notare una nota dell’Associazione degli Albergatori di Cortina, ma è pur vero che l’evento mondiale ha portato sotto i riflettori l’importanza di dotarsi di infrastrutture e soluzioni ‘per tutti’, che significa, in ultima istanza, un’opportunità di crescita economica. È fondamentale infatti cambiare paradigma e considerare le persone con esigenze di accessibilità come dei turisti. Che vanno in vacanza e spendono, come tutti gli altri.
Tra gli associati di Cortina la quantità di camere accessibili, attrezzate e friendly sul totale delle stanze disponibili è quasi triplicata in appena 24 mesi, passando dal 5% del 2023 al 14% attuale con un incremento pari al +179%, laddove attualmente sono più della metà (54%) le strutture che offrono soluzioni in tal senso.
L’intento di costruire un sistema di ospitalità in grado di superare barriere, categorie e differenze era già presente, come ha spiegato Sandra Ruatti, presidente dell’associazione: “Certamente le strutture alberghiere di Cortina sono uscite rafforzate dall’esperienza Paralimpica, con la volontà di andare avanti su questa strada per diventare l’esempio virtuoso di una località pienamente inclusiva che possa fare da apripista a una vera e propria rivoluzione culturale nel mondo del turismo. Ma sia chiaro che l’accessibilità per noi non è un argomento nuovo. Da tempo eravamo entrati nell’ottica di attuare un cambio radicale di paradigma in tal senso e l’assegnazione dei Giochi non ha fatto altro che darci l’input finale per avviarlo: dal convegno sull’accessibilità turistica che abbiamo promosso nel 2022 insieme al Comune e al Comitato Italiano Paralimpico al sostegno a numerosi progetti che nel corso degli anni hanno tenuto alta l’attenzione sul tema”.
A tal proposito, diversi hotel che a Cortina hanno osservato lunghi periodi di chiusura proprio al fine di ottimizzare i propri standard, migliorare i servizi in termini di accessibilità e assicurare così a ciascun ospite la possibilità di muoversi e vivere gli spazi in modo autonomo e dignitoso.
“A livello operativo – ha continuato Ruatti – molti degli sforzi messi in campo hanno riguardato in particolare i servizi igienici al fine di garantire aree di manovra adeguate nei bagni, presenza di maniglioni di supporto accanto ai wc, lavandini con spazio sottostante libero di almeno 80 cm, e specchi posizionati ad altezza comoda per le carrozzine. Per quanto concerne le zone comuni, si è intervenuti principalmente sull’accessibilità delle reception, munendole di banchi ribassati (≤ 90 cm) per facilitare l’interazione con gli ospiti in sedia a rotelle, nonché sulla disposizione generale degli arredi, anche in questo caso curando l’aspetto delle altezze. Grande attenzione è stata poi riservata agli ingressi, affinché le porte avessero larghezza minima di 90 cm, ci si è concentrati sull’assenza o riduzione delle soglie e, ove possibile, si è lavorato per integrare sistemi di apertura automatizzata”.
Sul fronte della mobilità verticale, numerosi hotel hanno adattato i propri ascensori, sia nelle dimensioni, prevedendo cabine più larghe per agevolare il passaggio di carrozzine, che nella funzionalità, introducendo pulsantiere facilmente raggiungibili (max 85-120/140 cm da terra), con numerazione leggibile, in rilievo e/o in colori contrastanti.
Infine, molte stanze sono state riprogettate in modo da assicurare la massima libertà di movimento e fruizione: collocate preferibilmente al piano terra o servite da appositi percorsi dedicati, oggi presentano porte con idonea luce di passaggio, spazi interni ampliati per favorire rotazioni agevoli, aree libere attorno al letto e arredi ad altezza consona.





