Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo. La decisione è arrivata dopo la richiesta, fatta alla senatrice di Fratelli d’Italia direttamente dalla premier Giorgia Meloni, di un passo indietro per ‘sensibilità istituzionale’. All’indomani della sconfitta nel referendum costituzionale sulla riforma della giustizia e delle dimissioni di altri due importanti esponenti della maggioranza – il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del dicastero della Giustizia Giusi Bartolozzi – il primo ministro ha voluto ‘spingere’ anche Santanchè a fare un passo indietro per evitare che i suoi guai giudiziari possano in futuro creare altri problemi al Governo.
Nella sua lettera di addio indirizzata direttamente a Meloni, la ex ministra ha rivendicato come “il mio certificato penale sia immacolato”. E anche vero però che Santanchè è attualmente imputata a Milano per il presunto falso in bilancio del gruppo editoriale Visibilia da lei fondato e poi ceduto, oltre che indagata, sempre nel capoluogo lombardo, per un’ipotesi di bancarotta legata al fallimento di due società, Bioera e Ki Group. Infine c’è un altro caso giudiziario che la coinvolge e per il quale rischia il processo: è la presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps ai tempi della pandemia quando avrebbe ottenuto la cassa integrazione Covid senza i corretti requisiti.
Indicata al ministero per le sue esperienze nel settore legate alle attività di due attività di grande successo come il Billionaire in Costa Smeralda e il Twiga Beach Club di Marina di Pietrasanta, in Versilia, Daniela Santanchè aveva suscitato clamore già nel 2023 lanciando la controversa campagna promozionale per l’incoming in Italia intitolata ‘Open to Meraviglia’, con la Venere di Botticelli in versione influencer. Nei due anni successivi però il turismo italiano sotto la sua ‘guida’ aveva registrato numeri da record: in particolare il 2025 si è chiuso con oltre 479 milioni di presenze e una spesa internazionale salita a 46 miliardi di euro. Altre sue battaglie nel settore sono state la spinta per portare i flussi turistici verso i borghi e le aree interne del Paese, la detassazione delle mance e la regolamentazione degli affitti brevi e delle recensioni online.
Avendo il Governo Meloni fin dall’inizio della legislatura puntato molto sul turismo come settore economico in sviluppo, è probabile che il successore di Santanchè venga nominato a breve per non causare problemi di ‘vuoto istituzionale’. Al momento, sembrerebbero essere tre i candidati ‘forti’. Il primo sarebbe Gianluca Caramanna responsabile nazionale per il turismo di Fratelli d’Italia e consigliere di Meloni sul tema, le cui competenze derivano dall’essere stato già albergatore e manager dell’hosptality. Il secondo sarebbe Gian Marco Centinaio della Lega e attuale vicepresidente del Senato, in quanto esperto e ex manager del mondo travel ma soprattutto già titolare del dicastero nel primo governo Conte. Outsider inoltre potrebbe essere per alcuni analisti Giovanni Malagò: ex presidente del Coni ma soprattutto presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, comitato organizzatore dei Giochi olimpici appena conclusi con grande impatto positivo anche sull’immagine turistica del Paese.
Secondo invece ulteriori indiscrezioni riportate da Il Giornale, quotidiano vicino al centrodestra, altri due nomi papabili sarebbero quelli di Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit, e di Sandro Pappalardo, al momento presidente di Ita Airways. Infine, tra le prime reazioni all’addio della ministra c’è quella di Bernabò Bocca presidente di Federalberghi, che, con una nota sul sito dell’associazione, saluta “la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo e per l’attenzione che ha dedicato alle esigenze delle imprese. Dinamismo e capacità di ascolto sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del Ministero”. Anche Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, “ringrazia la Senatrice Santanchè per la dedizione e l’instancabile impegno profusi nel riconoscere al turismo il ruolo di industria strategica per l’economia italiana. Un settore che per troppo tempo non è stato considerato come tale ha finalmente acquisito, anche grazie alla sua azione, una centralità nuova nelle politiche economiche del Paese”.





