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La guerra in Medio Oriente comincia a impattare sul turismo in Europa

La guerra in Medio Oriente comincia a impattare sul turismo in Europa

by Vanna Assumma
14 Aprile 2026

La si credeva una zona ‘neutra’ e in qualche modo sicura, l’Europa (e insieme ad essa l’Italia). Eppure tutti i ‘saliscendi’ nelle decisioni belligeranti in Medio Oriente e il fallimento dei negoziati Usa-Iran, nonché il blocco dello stretto di Hormuz, stanno cominciando a impattare sul turismo nel Vecchio Continente.

Un segnale l’ha dato il colosso francese del lusso Lvmh, dichiarando a Reuters che non solo le vendite nei centri commerciali di Dubai sono diminuite del 50% dall’inizio della guerra, ma che c’è stato un calo della spesa turistica anche in Europa. Lo shopping high-end è diminuito del 3% per Lvmh nel Vecchio Continente, principalmente a causa della guerra e dell’euro forte.

Anche un altro gigante del lusso, Hermès, ha segnalato che a penalizzare l’andamento dei consumi è l’impatto del conflitto con l’Iran, soprattutto in Medio Oriente e in Francia, dove il calo dei flussi turistici ha inciso sugli acquisti di beni di alta gamma.

Alcuni analisti ritengono che questo sia un indicatore molto importante perché la spesa turistica è uno dei primi segnali a reagire, prima ancora dei dati ufficiali sugli arrivi. The Guardian ad esempio riporta che a marzo 2026 la spesa per i viaggi nel Regno Unito è scesa del 3,3 % su base annua, mentre la spesa complessiva dei consumatori è rimasta debole, con un calo dei acquisti legati a viaggi internazionali (agenzie viaggi, compagnie aeree e trasporti). Già il Wttc aveva segnalato nei giorni scorsi che il conflitto riduce la spesa turistica internazionale di circa 600 milioni di dollari al giorno e rischia di impattare anche la domanda a livello mondiale, non solo nella regione del Golfo Persico.

E’ chiaro del resto che le tensioni in Medio Oriente influenzano il prezzo del petrolio e questo si traduce in voli più cari e pacchetti turistici meno accessibili. Inoltre, anche se l’Europa non è direttamente coinvolta, cresce una percezione di instabilità internazionale: alcuni turisti diventano più cauti e si hanno quindi prenotazioni ritardate e soggiorni più brevi.

Per l’Italia ha sollevato la preoccupazione sulla tenuta dei flussi turistici Assohotel Confesercenti, in particolare riferendosi ai flussi da alcuni mercati a lungo raggio particolarmente importanti per il sistema ricettivo alberghiero. Tra Far East, Stati Uniti e Paesi toccati più direttamente o indirettamente dalla crisi si concentra infatti una quota pari a circa 36 milioni di presenze, il 14% del totale dei pernottamenti stranieri registrati nel nostro Paese. Nel perimetro dei mercati potenzialmente esposti rientrano anzitutto i cinque Paesi coinvolti più direttamente dagli effetti iniziali della crisi, dai quali si registrano mediamente oltre 170mila arrivi annui e più di 2,5 milioni di pernottamenti.

A questi si aggiungono gli Stati Uniti, che nel 2024 hanno generato oltre 23,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi italiani e che stanno accusando il peggioramento del clima di sicurezza internazionale. Pesano poi i mercati del Far East, a partire da Cina, Corea del Sud, India e Giappone, che producono quasi 10 milioni di presenze e che subiscono i contraccolpi relativi alla difficoltà ed ai rincari dei collegamenti aerei verso l’Europa.

Si tratta, inoltre, di mercati particolarmente rilevanti per il sistema alberghiero italiano: esprimono in genere soggiorni più lunghi rispetto ai mercati europei, hanno una capacità di spesa più elevata, mediamente compresa tra 300 e 350 euro al giorno, e utilizzano prevalentemente le strutture alberghiere. Per questo l’evoluzione della domanda proveniente da queste aree viene seguita con particolare attenzione dalle imprese della ricettività.

“Alcune strutture alberghiere stanno già registrando cancellazioni, ma il problema più serio in questa fase è il clima di incertezza che rischia di riflettersi in modo sempre più pesante sulle prenotazioni”, commenta Nicola Scolamacchia, presidente di Assohotel Confesercenti. “I principali tour operator internazionali stanno chiedendo margini di cancellazione con preavvisi brevissimi: un segnale evidente della forte instabilità che si sta scaricando sul mercato turistico”.

 

 

 

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