Aeroporti sempre più pieni, ma non per questo più redditizi. A distanza di pochi anni dalla ripresa del post pandemia, oltre che in un momento di tensione su quantità di carburanti e volumi di traffico legato alle incerte prospettive per la guerra in Iran, il settore aeroportuale europeo affronta anche un ulteriore rischio. Secondo quanto racconta infatti lo studio ‘European Airports Add New Routes to Value Creation’ – condotto da Boston Consulting Group in collaborazione con Airports Council International Europe su oltre 50 aeroporti nel vecchio continente – a volumi di passeggeri (per il momento) in crescita corrispondono invece margini sotto pressione.
Ad aumenti di traffico che, anche prima della pandemia, crescevano in media del 5% annuo, non sono infatti nell’ultimo decennio corrisposti miglioramenti dei profitti: anzi, i proventi aeronautici per passeggero sono scesi dai 18 euro del 2015 ai 14 euro del 2023. Non solo: secondo il report potrebbero ridursi ulteriormente fino a circa 11 euro entro il 2043. “Pressioni strutturali sui ricavi unitari, l’incremento dei costi operativi e degli investimenti necessari per lo sviluppo delle infrastrutture – spiega Gabriele Ferri, managing director di Bcg e autore dello studio -. potrebbero mettere a rischio fino a 75 miliardi di euro di ebitda per il settore nei prossimi vent’anni”.
Questo perché anche il volume di passeggeri in Europa è destinato a rallentare tra il -2% e il -2,5% proprio fino al 2043. A incidere su questa frenata, spiega lo studio, saranno l’impatto combinato di politiche di sostenibilità più stringenti, aumento dei costi per le compagnie aeree e una maggiore pressione competitiva. Un’ulteriore criticità sui profitti è quella che riguarda gli investimenti infrastrutturali. Entro il 2030, il traffico passeggeri crescerà di circa 940 milioni rispetto al 2015 dice il report, ma la capacità delle compagnie si espanderà solo di circa 350 milioni, ampliando il divario tra domanda e offerta.





