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È l’hospitality il driver di crescita delle aziende outdoor, i cui ricavi avanzano al rallentatore

Collezione Collier di Emu

È l’hospitality il driver di crescita delle aziende outdoor, i cui ricavi avanzano al rallentatore

by Davide Deponti
28 Aprile 2026

Cresce a basso ritmo nel 2025 il giro d’affari delle aziende del settore arredi da esterno: per l’anno in corso pesano anche le incognite legate al Golfo e si scommette ancora sui segmenti contract e hospitality.

Quello dell’arredo outdoor e del mondo all’aria aperta in generale, sia che si parli di casa privata che di hospitality e accoglienza in tutte le sue forme, è un settore che dalla pandemia in poi ha goduto di una crescita costante. A livello nazionale, come hanno testimoniato nel corso degli ultimi cinque anni proprio le analisi che Pambianco ha dedicato al comparto – alcune delle aziende della top5 dell’arredo outdoor italiano dal 2020 al 2023 hanno quasi raddoppiato il loro giro d’affari – ma anche in ottica mondiale. Con un trend che nel prossimo futuro non è destinato a rallentare ma che, globalmente, crescerà ancora. Lo spiega un recente report della società di ricerca e consulenza Statista, secondo il quale il mercato dell’arredamento per esterni nel 2025 ha raggiunto un giro d’affari di quasi 50 miliardi di dollari, in crescita sugli oltre 47 miliardi del 2024 (+5%). Non solo: le previsioni della survey spiegano che, per l’anno in corso, il mercato dovrebbe raggiungere i 51,5 miliardi di dollari (+3,5%). Secondo gli analisti è una traiettoria di crescita resistente che risponde proprio a quell’evoluzione delle preferenze dei consumatori nata post Covid. L’analisi di Statista poi guarda oltre il 2026, spingendo le previsioni al quadriennio successivo, fino al 2030. Nel quale si pronostica un’ulteriore crescita anche se con un tasso annuo leggermente inferiore, ovvero del +3%. La quota maggiore di turnover, come già accaduto nel 2025 e come dovrebbe accadere nel 2026 (con una previsione di oltre 18 miliardi di dollari di giro d’affari), dovrebbe sempre essere generata dal mercato degli Stati Uniti. Che è uno dei tre principali al mondo insieme a quelli europeo e della regione Asia-Pacifico. Una prospettiva che è poi completata da un report di un’altra società di ricerche di mercato, Fortune Business Insights. Secondo la quale, la quota di mercato dominante nel segmento di arredo outdoor per il 2026 dovrebbe rimanere, come nel recente passato, in capo al segmento residenziale, con il 59%, grazie al crescente uso di arredi per giardini e balconi. Il restante 41% è in capo al segmento commerciale e hospitality in particolare, grazie al crescente numero di ristoranti e catene alberghiere che sono in pipeline in tutto il mondo nei prossimi cinque anni.

L’ESPANSIONE RALLENTA
Passando a un’analisi del comparto nazionale dell’outdoor si scopre innanzitutto che questa tendenza alla crescita è confermata. Innanzitutto anno su anno, come si vede nella tabella: la somma delle prime quattro aziende (per la quinta della classifica top5, Paola Lenti, al momento non è disponibile il fatturato 2025) del settore, secondo l’analisi realizzata da Pambianco, vede una crescita anno su anno dell’1,5% con un giro d’affari che passa dai 200 milioni di euro totali del 2024 ai 201,5 milioni del 2025. Certo si tratta di un delta che, seppur positivo, è pari a solo un terzo di quello (+5%) globale definito da Statista.

Se si guarda però a un orizzonte temporale più ampio si vede che queste principali aziende del mondo italiano dell’outdoor dal 2020 al 2024 avevano già corso molto velocemente. Il totale dei loro introiti (in questo caso considerando anche i dati di Paola Lenti e quindi di tutte le aziende top5) è infatti passato dai 139 milioni di euro del 2020, ai 204 del 2021, ai 248 del 2022, ai 242 del 2023 ai 238 milioni del 2024. Si era assistito quindi già tra il 2023 e il 2024 a un consolidamento del giro d’affari, che i dati del 2025 elaborati da Pambianco confermano, e con un delta positivo leggermente maggiore. Che seguiva però un boom che aveva segnato un +74% di crescita tra il 2020 e il 2023. Se quindi un livellamento della curva dei fatturati si può considerare fisiologico è interessante invece capire cosa pensano proprio le aziende top italiane del settore in relazione ai possibili risultati di questo 2026 appena iniziato e oltre. Alla luce sia, in positivo, di una tendenza dei consumatori a continuare a cercare l’en plein air tanto a casa quanto in vacanza, sia, in negativo, di una congiuntura politica internazionale sempre più complessa; nella quale, alle già presenti crisi ucraina e palestinese, si è da qualche settimana aggiunta quella legata all’Iran e, di conseguenza, ai Paesi del Golfo Persico. “Già il 2025 – ha spiegato il direttore commerciale di Talenti, Edoardo Cameli – è stato caratterizzato da tensioni geopolitiche che hanno inciso sui consumi, in particolare nel canale retail. Di contro abbiamo assistito a una forte crescita del contract, soprattutto nel Golfo e in Africa, dove si è consolidata una domanda sempre più orientata verso l’alta gamma. Ecco perché, proprio il 2025 ha rappresentato il miglior risultato della nostra storia con oltre 50 milioni di euro di fatturato e crescita a doppia cifra. È un risultato che conferma la solidità e la capacità dell’azienda di navigare con efficacia anche in contesti macroeconomici complessi, intercettando le opportunità. Certo, il 2026 si è aperto con molte incognite; ma è proprio in questi contesti che emerge la capacità delle aziende di restare competitive, adattando rapidamente le strategie e riallocando con lucidità gli investimenti”. Il pensiero va a una delle aree, come quella del Golfo, che negli ultimi anni ha trainato la crescita dell’outdoor e che invece potrebbe risentire delle tensioni. “Per questo abbiamo scelto di rafforzare la presenza negli Usa, che oggi sono uno dei mercati più solidi per il design di fascia alta e dove la domanda, in particolare nei segmenti luxury e hospitality, non cala. In questa direzione va l’apertura, lo scorso giugno, della nostra warehouse americana, pensata per sostenere un programma di quick shipment allineato alle dinamiche di quel mercato, che richiede tempi di risposta rapidi e disponibilità immediata di prodotto. Guardiamo con attenzione infine a Nord Africa e Sudafrica, mercati che negli ultimi anni mostrano crescente apertura verso i prodotti di fascia alta”.

TRA EXPORT E CONTRACT
“Nel 2025 abbiamo avuto un assestamento – ha raccontato Vittorio Biscarini, presidente di Emu Group -, chiudendo il fatturato a circa 37 milioni di euro. Abbiamo registrato un valore di ebitda in leggera contrazione verso il 13% del turnover ma un ottimo cash flow pari all’ebit che testimonia la forza della nostra azienda sul mercato”. Per il gruppo umbro la crescita resta concentrata sulla grande capacità di lavorare su progetti su misura. “Come nel 2024, il 2025 ha confermato un contesto complesso: a livello globale il retail ha continuato il rallentamento, proseguendo il ritracciamento dei valori di mercato iniziato nel post pandemia. Tuttavia, il settore hospitality ha rappresentato un’importante eccezione, mostrando una vivacità significativa e crescente, sia in Italia sia nei mercati globali. Per Emu, l’ospitalità è un pilastro strategico: la scelta di concentrarsi su un contract premium, in particolare alberghi, hotel e resort, ha dato risultati concreti. Questo segmento richiede servizio, personalizzazioni, capacità progettuale, competenze tecniche ed industriali: leve che abbiamo e gestiamo con continuità. Il nostro approccio di sempre, design senza tempo per un lusso consapevole, è apprezzato da chi cerca beni di investimento e non di consumo. Il 2026 si apre in uno scenario di forte volatilità, ma anche con nuove aree di opportunità. Le complessità rendono il mercato più selettivo, ma non frenano i segmenti a maggiore valore aggiunto, in particolare hospitality, contract e premium outdoor. In fasi di transizione come quella attuale riteniamo vadano ricercate opportunità di aggregazione, per arricchire la capacità di offerta e creare più ampie basi organizzative per quando il mercato ripartirà. Nel complesso, ci si attende un altro anno con aree in crescita ed altre in contrazione, ma importanti spazi di sviluppo nei canali ad alto contenuto progettuale. Avremo una strategia orientata a rafforzare la presenza in Nord Europa e con interessanti aperture nei paesi asiatici in sviluppo. Il Nord America poi merita più che una riconferma, perché resta il maggior mercato mondiale, dove vogliamo ampliare la nostra presenza già trentennale”.
Per Nardi, azienda che resta al top della classifica Pambianco, il 2025 si è chiuso in leggero miglioramento, anche se – come ha spiegato la CEO Anna Nardi – le prospettiva per l’anno in corso restano incerte. “Il canale domestico è stato più debole, mentre il contract ha mostrato una buona tenuta. Performano bene tutti i segmenti legati a bar, ristoranti e hotel: le persone continuano a viaggiare e, di conseguenza, si tratta di un comparto che continua ad avere bisogno di investimenti. L’attuale crisi in Medio Oriente ha aumentato anche in questo senso un’incertezza che, inevitabilmente, crea difficoltà e frena la propensione all’acquisto. Dal punto di vista geografico comunque, la presenza di Nardi è ampia e ben diversificata. L’Italia, che rappresenta il mercato principale, ha contribuito per il 18% al fatturato 2025. Francia, Spagna e Germania insieme, per quasi il 29,5%, mentre un ulteriore quarto dei ricavi proviene dal resto d’Europa, mentre la quota rimanente è generata nei mercati extraeuropei”.
Nord America e Far East, e non solo per le questioni geopolitiche attualmente problematiche per altre aree del mondo, restano focus anche di Roda. “Abbiamo chiuso il 2025 in leggera flessione ma abbiamo messo a budget per il 2026 di tornare sopra i 30 milioni di euro di turnover – ha svelato il CEO Daniele Pompa -. Lo scorso anno ha pesato sul nostro fatturato una flessione del mondo retail, che era comunque stata compensata, anche se non completamente, dalla crescita costante del contract. E proprio il settore dei progetti, sia di media che di grande dimensione, resta centrale per il futuro di Roda. Lo sviluppo infatti passa attraverso la nostra divisione interna Roda for You, nella quale sono state veicolate le attività che riguardano la progettazione su misura di arredi, e anche grazie alle sinergie con il gruppo Dexelance, che somma 13 aziende e 16 brand, nonché alle gare internazionale alle quali questa connessione ci permette di partecipare. E anche a livello di copertura territoriale, l’ingresso in Dexelance ci permette proprio di interagire meglio con il mondo degli Stati Uniti e con quello asiatico, partnership che ci consente di implementare al meglio operazioni commerciali particolarmente complesse e strutturate a più livelli”.

 

 

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