Consigliere di amministrazione di Terme e Grandi Alberghi Sirmione e adjunct faculty member presso la Luiss Business School, oltre che con un passato ricco di diverse posizioni apicali in gruppi del settore hospitality come Accor, Renzo Iorio è da pochi mesi il nuovo presidente di Federterme-Confindustria. “Siamo in un momento di crescita del giro d’affari del comparto – ha raccontato a Pambianco Hotellerie – che arriva già dai numeri del triennio 2023 – 2025 e anche per l’anno in corso le prospettive sono in crescita, anche se relativamente moderata. Parliamo per il momento di un aumento al momento attestato intorno al +5 o +6% anno su anno. Numeri che, vista anche la situazione contingente internazionale, possono essere interessanti: senza dimenticare anche una riflessione sulla capacità di spesa delle famiglie italiane che potrebbe essere eroso sia dai costi energetici che da un fattore psicologico”.
Uno degli obiettivi del mandato di Iorio, che succede alla presidenza di Massimo Caputi, è certamente quello di lavorare per far si che questa crescita sia il più possibile diffusa sull’universo del settore e non solo sulle aziende numericamente più grandi. “Il turismo termale in Italia oggi conta 320 centri operativi, il 90% dei quali accreditato dal Servizio Sanitario Nazionale. Sono numeri importanti che riflettono un mercato vivace. C’è poi anche da non perdere di vista il fatto che il valore del settore termale è un patrimonio naturale che andrebbe maggiormente valorizzato. Mio obiettivo sarà sia di rafforzare il posizionamento strategico ed economico del termalismo italiano sia di promuovere il valore terapeutico delle acque termali come elemento distintivo del settore”.
A tal proposito un’opportunità per intercettare nuovi flussi di pazienti e ospiti arriva dalla wellness economy, mercato che vale circa 150 miliardi di dollari nel mondo e ogni anno cresce del 9 per cento. “L’Italia è ben posizionata grazie alla tradizione secolare, la qualità della vita, l’ambiente e il clima, fattori che la rendono una destinazione appetibile. Oggi allora la sfida è coniugare tradizione e innovazione. Le nostre strutture, spesso di dimensioni contenute, offrono esperienze personalizzate e relazioni dirette con il cliente, elemento competitivo rispetto alle grandi strutture estere. Il crescente interesse di fondi e investitori finanziari nel settore conferma che il termalismo italiano rappresenta un asset attrattivo e a elevato potenziale di crescita”.
Negli ultimi quattro anni sono comunque già stati pari a 700 milioni di euro gli investimenti fatti dalle imprese del settore per allinearsi allo sviluppo del mercato che sta superando la concezione della ‘cura’ per rinnovarsi su nuove tematiche. “Riuscire a rispondere in modo adeguato a questa evoluzione della domanda è assolutamente centrale, anche perché è un interesse che ha carattere globale e anche molto trasversale dal punto di vista delle classi di età della popolazione. E per dare questa risposta è centrale mostrare al pubblico quello che è il valore aggiunto che i principi attivi delle acque termali sanno dare a questo tipo di attività moltiplicando la soddisfazione di chi parte alla ricerca di benessere in viaggio. Senza dimenticare appunto che è un settore che richiede molti investimenti anche perché comprende la complessità dell’impiantistica legata al trattamento delle acque per le loro caratteristiche uniche da mantenere per potere essere utilizzate dagli ospiti”.





