Il Paese iberico ha conquistato il terzo gradino del podio europeo per valore del turismo, sorpassando l’Italia. Addirittura nei prossimi dieci anni dovrebbe superare la Francia, secondo i dati di Wttc. Un Paese che sta sparigliando le carte nel Vecchio Continente.
‘Panta rei’, diceva Eraclito, e in effetti ‘tutto scorre’ anche quando le situazioni sembrano così cristallizzate da sembrare ormai inamovibili. Traslando questo concetto dal pensiero greco antico ai giorni nostri, salta all’occhio come l’Italia dopo tanti anni in terza posizione per valore economico del turismo nello scacchiere europeo, preceduta da Francia e Germania, è stata inaspettatamente spodestata. Quello che è accaduto, in modo quasi inconsapevole tra gli operatori dell’ospitalità, è che, mentre istituzioni italiane e addetti ai lavori non hanno fatto altro che inneggiare per anni alle ricchezze paesaggistiche della Penisola e alla grande crescita del turismo nel Belpaese, si è verificato un avanzamento progressivo ma anche fulmineo della Spagna, che ha sorpassato nel 2024 l’Italia per quanto riguarda il valore generato dal comparto dell’accoglienza. E la stima del 2025 è di un ulteriore ‘allungo’ del Paese iberico. Lo si evince dai dati di World Travel & Tourism Council (Wttc), redatti in collaborazione con Oxford Economics, che fotografano il valore del turismo considerando questa voce come la somma dei fatturati di diverse industry e relative filiere (accomodation, trasporti, f&b, attività culturali, sportive e di intrattenimento) a cui vengono sottratti i costi intermedi. Secondo l’analisi di Wttc si evince che il turismo in Spagna nel 2024 vale 248,7 miliardi di euro, con una spesa dei turisti internazionali pari a 107,1 miliardi. L’Italia ha generato 228,5 miliardi nel 2024 con una spesa dei visitatori stranieri pressoché della metà: 55,2 miliardi. Per di più la stima del 2025 fa volare l’industria turistica iberica a 260,5 miliardi, quasi il 16% del Pil, contro i 237,4 miliardi previsti per l’Italia nel 2025, ovvero quasi l’11% del Pil. Ma è l’intero scacchiere europeo che è destinato ad evolvere rapidamente: Wttc ha elaborato infatti una proiezione al 2035 che addirittura porta la Spagna a superare la Francia. A quella data il valore del turismo nel Paese iberico è previsto a 315,7 miliardi, ben oltre quindi i 308,4 miliardi ipotizzati per la Francia. Quindi anche quest’ultima, Paese rinomato come culla del turismo di lusso, potrebbe cedere lo scettro al territorio della ‘movida’. Ad esempio, in base agli ‘scontrini’ analizzati dalla società che offre servizi di tax free shopping Global Blue, Italia e Francia continuano ad essere i Paesi in Europa con maggiori volumi di acquisti esentasse di beni di alta gamma, ma il territorio iberico si mette in luce per la velocità con cui sta marciando verso il recovery della spesa pre-pandemica. Infatti, a livello generale il tax free in Europa ha raggiunto un recupero dei volumi di spesa rispetto al 2019 del 50%, mentre la Spagna ha triplicato questo dato: “È il Paese che ha registrato il tasso di recovery della spesa più alto rispetto al 2019, ovvero 179%”, spiega Stefano Rizzi, managing director Italy di Global Blue. “Sta crescendo a una velocità doppia rispetto alla media europea (+15% contro +8%) e vede in Madrid il polo principale dello shopping: la capitale pesa ormai per il 45% della spesa nazionale (era il 38% nel 2019) ed esprime il Cagr nel periodo 2019-2024 più elevato tra le principali città europee, circa il 14% contro il 9% sia di Parigi sia di Milano”.
Il ‘peso’ degli internazionali
L’incoming, nel caso della Spagna, è dirimente. I viaggi dei cittadini nazionali all’interno del Paese infatti non possono giustificare i numeri del turismo. Va considerato che la popolazione spagnola è di circa 49 milioni di abitanti nel 2024, quindi molto meno ad esempio dell’Italia che conta 59 milioni di residenti. E anche il Pil pro-capite del Paese iberico non è alto perché è pari a 29mila dollari contro gli oltre 34mila dollari dell’Italia. Appare quindi singolare che la Spagna abbia una ricchezza minore dell’Italia e tuttavia un valore del turismo più alto. Se ne deduce che il peso dei turisti internazionali sia l’ago della bilancia, il fattore in grado di spostare gli equilibri. In particolare, sembrano essere i sudamericani che sparigliano le carte: secondo le analisi di Global Blue, nell’ultimo anno, considerando i dodici mesi a settembre 2025, i turisti provenienti dal Sudamerica sono stati il primo gruppo per contribuzione nel Paese iberico, con il 33% della spesa tax free complessiva nel Paese. “Si tratta – aggiunge Rizzi – di una quota circa quattro volte superiore a quella che rappresentano, per esempio, sul mercato italiano”. La spesa media di questi turisti si aggira sui 900 euro ed è dunque più contenuta rispetto alle nazionalità high spender come gli Stati Uniti, che sono secondi per contribuzione con oltre 1.500 euro di spesa media. Tuttavia, il gap di spesa è compensato da volumi molto dinamici e questo spiega il boost.
Bisogna anche mettere in rilievo che la Spagna è l’unico Paese tra i primi quattro in Europa ad avere una spesa turistica internazionale più alta di quella interna. Infatti, secondo i dati di Wttc rappresenta il 56% del totale. Negli altri Paesi invece la percentuale si inverte: in Italia la spesa dei turisti stranieri è il 31%, in Francia il 34% e addirittura in Germania scende al 10 per cento. Quest’ultimo è il primo Paese in Europa per valore economico del turismo e se ne deduce che il giro d’affari del settore è determinato quasi esclusivamente dai visitatori interni, dato che il territorio teutonico ha una popolazione di ben 83,6 milioni di individui nel 2024 e un’alta capacità di spesa con il Pil pro-capite a quasi 63mila dollari.






