L’inaugurazione del primo hotel sulla Luna ha finalmente una data: almeno secondo il progetto esecutivo che sta portando avanti la startup americana Galactic Resource Utilization Space – Gru Space –, grazie anche al supporto di un pool di investitori di cui fanno parte anche colossi multinazionali come SpaceX e Nvidia. Ovviamente si tratta di un business plan molto complesso, che secondo la società si dovrebbe sviluppare in tre fasi: nel 2029 partirebbe l’invio di un carico di prova sulla superficie lunare per testare i sistemi tecnici; nel 2031 verrebbe allestita la prima base all’interno di una grotta lunare, dalla quale iniziare a installare i moduli gonfiabili per l’hotel. E infine nel 2032 arriverebbe l’attivazione dell’albergo, composto appunto da una struttura gonfiabile modulare trasportata dalla terra e da una parte ‘fissa’ realizzata con blocchi di roccia lunare. Fatto sta che già adesso sono aperte le prenotazioni sul sito di Gru Space.
Secondo il progetto la struttura sarebbe in grado di ospitare fino a quattro turisti per volta per soggiorni della durata di cinque giorni. Non piccoli invece sarebbero i costi: se l’acconto per la prenotazione del proprio posto in camera è già possibile pagarlo sul sito web di Gru Space al costo ‘scontato’ di un milione di dollari, la vacanza lunare vera e propria, che dovrebbe durare cinque notti per questioni di trasporto, non costerà meno di dieci milioni di dollari a persona. Oltre al soggiorno lunare gli ospiti però potranno essere coinvolti in una serie di attività ‘da astronauti’, come passeggiate sulla luna in tuta spaziale, spedizioni a bordo di veicoli ‘rover’, ovvero fuoristrada lunari, e persino partite di golf in condizioni di bassa gravità.
Fondata da un ingegnere, Skyler Chan, che lavora da anni nella sperimentazione di tecniche costruttive e abitative all’avanguardia, Gru Space punta anche a rivoluzionare l’abitabilità dello spazio, in particolare sfruttando tecnologie definite Isru (In-Situ Resource Utilization); ovvero che sarebbero in grado di convertire la materia prima locale – in questo caso la pietra regolite lunare – in mattoni strutturali fabbricabili direttamente sul posto. Il complesso alberghiero iniziale avrebbe allora una durata di vita fissata a dieci anni e includerebbe anche un complesso sistema di riciclo dell’acqua e dell’aria. La Nasa, agenzia spaziale americana, sta studiando tecniche simili da decenni.





