Nato 13 anni fa per prenotare le camere di hotel a uso giornaliero, DayBreakHotels fa un passo avanti e con la nuova app rende prenotabili tutti i servizi di cui dispone l’albergo (spa, meeting room, piscina, bar, ristorante, rooftop) slegati dalla stanza.
Così, sul nuovo sito web (e sull’app) gli utenti possono prenotare in pochi click presso una delle 8.000 strutture affiliate in 16 Paesi i servizi che desiderano, tra cui anche camere in day use, singolarmente o in pacchetti, senza prenotare la notte.
“Quando siamo nati, tredici anni fa, l’hotel era, nell’immaginario comune, un edificio con delle camere dedicato esclusivamente ai turisti, quasi uno spazio extraterritoriale nelle nostre città”, spiega Simon Botto, founder e Ceo del progetto. “Oggi, anche grazie a noi, non è più così: le persone vedono gli alberghi come luoghi flessibili, ecco perché abbiamo voluto rendere facilmente prenotabile tutto quello che un hotel ha da offrire, anche e specialmente a chi vive nella stessa città”.
Alla base del progetto c’è l’idea di portare un nuovo segmento di clientela all’interno degli hotel. Il cliente day-use, infatti, è un utente che, nella maggior parte dei casi, vive nella stessa città in cui ha sede l’albergo, si tratta di un “cliente locale” che ha la possibilità di tornare più volte nello stesso hotel e per occasioni diverse, sia leisure che business. Questo non accade invece con il turista tradizionale, una tipologia di clientela che, secondo i dati di Federalberghi, soggiorna in media 3,2 notti in un albergo e raramente torna nello stesso hotel nell’arco dello stesso anno. Un cambio di prospettiva che si riflette direttamente sul lifetime value, cioè il profitto generato da un singolo utente che per un “cliente locale” è decisamente superiore a quello del viaggiatore occasionale.
Nel 2026 DayBreakHotels prevede di generare un gross booking value, ossia il valore complessivo delle prenotazioni effettuate attraverso la piattaforma, compreso tra 17 e 20 milioni di euro, con una crescita attesa del 30-35% rispetto al 2025. Ma l’elemento più incisivo, riporta una nota di DayBreakHotels, è che l’affiliazione ha generato per gli hotel centinaia di milioni di euro di ricavi incrementali, derivanti da milioni di camere e servizi che altrimenti sarebbero rimasti invenduti. DayBreakHotels ha aumentato il fatturato delle strutture affiliate fino al +10%, con utili netti fino al +30%, grazie a ricavi incrementali generati su una struttura di costi fissi e di personale rimasta invariata.
Secondo quanto riferisce la società, nel mondo una stanza d’albergo su tre resta vuota ogni notte e in Italia l’occupazione media degli hotel è al 55%, per un totale di 2,5 miliardi di camere invendute ogni anno e circa 150 miliardi di euro di ricavi persi. A questo si aggiunge il sottoutilizzo dei servizi, spa, ristoranti, sale meeting, piscine, palestre, il cui tasso di occupazione oscilla tra il 30% e il 50%, pari ad altri 140 miliardi di asset inutilizzati. “È l’inventario ‘invisibile’ dell’hotel”, sottolinea Botto. “Spazi che esistono, hanno costi fissi, hanno qualità elevata, ma non sono né offerti come prodotto autonomo né comunicati o resi prenotabili, se non ai clienti notturni della struttura. Sono servizi diurni offerti a clienti notturni: basta riflettere un attimo per capire che non ha senso e che va adottata una diversa strategia di vendita per questi servizi.” Dal 2013 a oggi DayBreakHotels è cresciuta dai 100 partner iniziali agli 8.000 attuali, con un tasso, attualmente, di circa 100 nuove strutture affiliate al mese, accordi globali con Hilton e Accor e collaborazioni stabili con le principali catene alberghiere al mondo.





