Una condizione, quella della povertà salariale nel mondo del turismo, già ben conosciuta, ma i dati riportati da un’analisi del centro studi Filcams Cgil sull’incidenza del lavoro povero tra le lavoratrici e i lavoratori operanti nei settori commercio, servizi e filiera del turismo, sono allarmanti.
Nello specifico del turismo, i cui dati si riferiscono al 2024, l’incidenza del lavoro povero è del 71,22%, considerando come ‘povero’ il lavoratore o la lavoratrice la cui retribuzione annua sia pari o inferiore al 60% della retribuzione annua mediana nazionale. Su base dei dati Lo.Sai Inps, la ricerca ha quindi stimato per il 2024 una soglia di povertà corrispondente a 13.950 euro annui nel campione ampio (almeno una settimana lavorata) e a 14.800 euro annui nel campione ristretto (almeno 12 settimane lavorate).
La retribuzione media dei lavoratori del turismo è infatti di 11.218 euro ma la retribuzione mediana (che è il valore centrale: metà guadagna di più e metà guadagna di meno, ed è quindi un valore più rappresentativo perché non viene ‘tirato su’ dagli stipendi molto alti come accade nella ‘media’) è quasi la metà. La retribuzione mediana nel turismo è infatti di 6.735 euro.
Queste alte percentuali di lavoro povero sono legate al fatto che nel turismo c’è un’ampia diffusione di rapporti di lavoro di breve durata, che si associano ovviamente a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, a una più elevata incidenza del lavoro povero.
Considerando invece il campione delle lavoratrici e dei lavoratori con almeno 12 settimane lavorate nell’anno, l’incidenza del lavoro povero si attesta al 64,69 per cento.





