Le tensioni geopolitiche internazionali, e in particolar modo quelle legate all’Iran e allo Stretto di Hormuz che è stato per lungo tempo chiuso alle petroliere di tutto il mondo, hanno fatto impennare il costo del carburante per aerei nel 2026 in Europa, con picchi del +70 per cento. Lo riporta un’analisi del quotidiano inglese The Guardian che spiega come questi aumenti abbiano provocato un aumento medio dei biglietti aerei di circa il 20%, spingendo molti turisti del Vecchio Continente a cercare mezzi di trasporto alternativi, quando possibile.
Una problematica reale che si accompagna a una questione più che altro psicologica e legata alla paura avvertita da molti consumatori. Non tanto quella di dover spendere più per le vacanze, quanto di perdere un viaggio già acquistato. Fin dall’inizio della crisi in Iran infatti molti analisti, e politici, hanno paventato la possibilità che in vista dell’estate gli aerei sarebbero potuti restare senza carburante, lasciando quindi i passeggeri vacanzieri all’improvviso a terra. Una possibilità invero remota e che a giugno inoltrato ancora non si è verificata. Invece, è servita a far andare molti turisti alla ricerca di un mezzo alternativo. Optare per i viaggi via mare è stata quindi la soluzione di molti, racconta ancora il giornale britannico, in particolar modo per i tragitti non di crociera vera e propria, ma di trasbordo verso un’isola o una costa desiderata come destinazione estiva.
La conferma che questa tendenza è stata reale in vista dell’estate 2026 arriva dall’analisi delle prenotazioni di traghetti realizzata dal sito web specializzato Ferryscanner. Il quale ha registrato un aumento netto dei volumi di acquisto già nella fase di early booking, con un incremento di circa il 40% sul 2025. Rispetto allo scorso anno, infatti, dai dati elaborati dal portale italiano è emersa una maggiore propensione alla pianificazione anticipata delle vacanze nei mesi estivi, con picchi di prenotazioni effettuate tra gennaio e aprile. A dimostrazione ulteriore che le problematiche internazionali hanno davvero fatto segnare un cambio di passo nelle abitudini di viaggio degli italiani.
Secondo lo studio inoltre, è cambiata anche la stagionalità delle partenze per le ferie: la seconda metà di giugno (+43%) e il mese di luglio (la seconda settimana del mese cresce del 92% e quella successiva del 73%) stanno diventando i periodi più richiesti per questa estate, segnando una progressiva diminuzione delle prenotazioni legate al periodo di Ferragosto. E ancora, la domanda si è comunque confermata forte sulle rotte di traghetto verso le grandi isole, ovvero Sardegna, Sicilia e Corsica: due collegamenti come Genova – Olbia e Livorno – Olbia risultano essere entrambi in crescita del 50 per cento.
Allo stesso tempo anche sulle rotte ‘brevi’ verso alcune delle isole minori come l’Elba, l’arcipelago delle Eolie, Capri e Ischia, salgono i numeri. Ferryscanner racconta in questo caso di una crescita significativa verso alcune destinazioni isole meno frequentate negli scorsi anni: se la linea Trapani – Favignana cresce ‘solo’ del 9%, anno su anno, le performance davvero più rilevanti le registrano le tratte Trapani – Pantelleria (+500%) e Milazzo – Lipari (+150%). Dall’analisi si evince ancora come ad aumentare i volumi non sono solo le destinazioni: le prenotazioni per due persone restano le più diffuse sul mercato, seguite da quelle per famiglie: ma entrambe per l’estate 2026 crescono in modo significativo rispetto allo scorso anno: +45 per cento. E infine aumentano del 40% anche le prenotazioni che includono un’auto al seguito.
Interessanti inoltre, sono i volumi di prenotazione sui ferry che garantiscono i collegamenti internazionali: in particolare quelli dall’Italia verso Corsica e Grecia, ma anche verso le più ‘lontane’ Spagna e Marocco. “Per quanto riguarda il nostro network di linee – ha spiegato Francesca Marino, head of passenger department di Grimaldi Lines –, Grecia e soprattutto Spagna mantengono un andamento last minute, con una curva di prenotazioni tradizionalmente più vicina alla data di partenza: si tratta di mercati che rispondono a logiche differenti, legate insomma al traffico ‘etnico’, ma che continuano a registrare crescenti livelli di interesse”. “Osserviamo da tempo una crescita costante dell’interesse verso il Marocco – ha aggiunto Matteo Catani, CEO di Gnv – da parte dei turisti italiani ed europei: ogni anno quasi 500mila passeggeri scelgono le nostre navi per raggiungere il Paese o per scoprirlo per la prima volta”.
CRESCONO TURISTI E PREZZI
Non tutto è ‘rose e fiori’ anche per quanto riguarda il trasporto via mare però. Tutta questa a trovare un’alternativa al volo ha portato con sé un aumento della domanda e ovviamente dei prezzi. Secondo quanto riporta l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori del mese di maggio 2026, rispetto allo scorso anno, il costo medio di un viaggio in traghetto per una famiglia di due persone e un bambino è aumentato in media fino al +15%, per chi sceglie di viaggiare in poltrona, e fino al +18%, per chi sceglie invece la cabina. I prezzi in crescita maggiore sono quelli riferiti alle partenze in ferry durante le due settimane centrali di agosto.
Secondo la stessa ricerca poi, la tratta che ha registrato l’incremento di prezzo maggiore è quella Livorno – Olbia, che ha visto una crescita dei costi in media del 29% sullo stesso periodo del 2025. Il collegamento con i prezzi più alti è quello Livorno – Palermo: ad agosto, per una famiglia di due persone e un bambino, con auto a seguito, viene a costare 946,50 euro se si viaggia in poltrona e ben 1.484,90 euro se si prende la cabina; entrambi i prezzi sono per andata e ritorno.
Secondo l’associazione dei consumatori si osservano aumenti anche confrontando i prezzi applicati a maggio 2026 e quelli previsti per agosto sempre di quest’anno: mediamente le tariffe risultano più elevate dell’82% per la poltrona e del 78% per la cabina. Tra le principali cause dei rincari, sottolineano gli analisti, c’è sicuramente l’aumento del costo del carburante, fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal conflitto in Medio Oriente. Il cerchio partito dall’Iran insomma si chiude.
Consapevoli della problematica caro-tariffe sono comunque gli armatori, la cui associazione di categoria è scesa in campo per ribadire che gli aumenti derivano dalla situazione contingente. “Le compagnie di navigazione stanno sostenendo extra costi rilevanti legati all’aumento del carburante – ha spiegato Stefano Messina, presidente di Assarmatori – e comunque continuano a garantire i collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori. Tutto ciò malgrado nel ‘decreto carburanti’ del Governo non sia stato previsto nessun intervento per il trasporto marittimo.
Il nostro però non è un servizio accessorio, ma è, sempre di più, un’infrastruttura che garantisce continuità territoriale, mobilità dei cittadini e approvvigionamento delle merci; oltre, come si vede dal gran numero di prenotazioni fatte per l’estate, a sostenere la crescita dell’economia turistica, che sarebbe potuta essere ancora più penalizzata dai riflessi della situazione globale”. Fare sì che il settore assorba da solo l’impatto dell’aumento del carburante mentre altri comparti vengono sostenuti con risorse pubbliche suggellate dal legislatore è per l’associazione un vero paradosso. “Il settore marittimo garantisce un servizio essenziale, anche ai turisti, paga le tasse e poi viene escluso quando si distribuiscono gli aiuti”.





