Oltre 340mila eventi realizzati in un anno, con più di 27 milioni di partecipanti e un totale di quasi 42 milioni di presenze. Sono questi i numeri 2023 della meeting industry italiana che emergono dall’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi – Oice, ricerca promossa dall’associazione Federcongressi&eventi e realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Aseri.
Cifre già importanti in valore assoluto, ma che certificano soprattutto una crescita a doppia cifra in ogni ambito: +12% quanto a numero di eventi in dodici mesi, +28% di partecipanti e +32% di presenze. Da sottolineare inoltre che la ricerca considera eventi e congressi con un minimo di 10 partecipanti e della durata minima di 4 ore.
L’analisi fa seguito a un altro successo, quello comunicato da Icca (International congress and convention association) con il report 2023 che evidenzia l’Italia come il primo Paese in Europa per numero di congressi ospitati.
Tornando all’analisi promossa da Federcongressi&eventi, lo stato di buona salute del turismo congressuale italiano è anche dimostrato dal fatto che il tasso di incremento del numero di eventi nel 2023 (+12%) è stato pari al triplo di quello medio annuo (+4%) degli anni pre Covid19. Un altro dato interessante è quello delle presenze generate dagli eventi della durata di più di un giorno: queste infatti sono cresciute di oltre il 50% rispetto al 2022. Quanto alla tipologia di eventi andati in scena, lo studio spiega che le imprese sono tornate a investire soprattutto in convention, meeting e lanci di prodotto, mentre le associazioni – soprattutto quelle medico scientifiche – hanno fatto in congressi capaci di diffondere e promuovere conoscenza e innovazione.
Proprio In merito ai promotori, il report svela che se le aziende hanno organizzato la maggioranza degli eventi (66%), +13,5% rispetto al 2022, le associazioni si confermano il secondo promoter con il 22% degli eventi, mentre al terzo posto si classificano enti e istituzioni pubbliche con l’11% di meeting organizzati. Per quanto riguarda le sedi per eventi, gli alberghi congressuali rimangono la tipologia più utilizzata, tanto da avere concentrato nei loro spazi meeting il 78% degli eventi totali. I centri congressi e le sedi fieristico-congressuali hanno invece ospitato il 3% degli appuntamenti, ma sono la tipologia di sede più cresciuta rispetto al 2022: sia per numero di giornate, +34%, sia per presenze, +55%. Infine, le dimore storiche non alberghiere (abbazie, castelli, antiche locande e casali, palazzi storici, ville) sono state sede del 2,5% degli eventi.
Dal punto di vista geografico infine, la maggior parte dei congressi e degli eventi, il 59%, si è svolta al Nord, seguita dal 25% al Centro, dal 10% al Sud e, infine, dal 6% nelle Isole. “L’evoluzione delle sedi per eventi e congressi – dice il responsabile scientifico dell’Osservatorio Roberto Nelli – testimonia il processo di cambiamento in atto nella struttura dell’offerta. L’ospitalità alberghiera resta centrale, anche perché per quanto concerne la provenienza dei partecipanti, cessate le restrizioni dovute alla pandemia, sono ripresi anche gli eventi internazionali, quelli cioè con partecipanti provenienti in percentuale significativa dall’estero; anche se ancora circa la metà dei meeting si conferma a dimensione locale, ovvero con partecipanti provenienti prevalentemente dalla stessa regione nella quale si svolge l’evento.





