Neom, l’ambizioso progetto futuristico in fase di sviluppo nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, presenta la sua prima destinazione di lusso: Sindalah. Dopo due anni di lavori, con 30mila risorse coinvolte e fino a 60 subappaltatori, si tratta di un passo “significativo verso la realizzazione delle ambizioni turistiche del Regno nell’ambito della Visione Saudita 2030”, si legge in una nota.
Situata nelle acque del Mar Rosso, a cinque km dalla costa di Neom, Sindalah si estende su 840mila metri quadrati “come un esclusivo resort di lusso”. Progettata dallo studio di architettura nautica Luca Dini Design & Architecture, l’isola offre ristoranti, hotel, locali ed entro il 2028 si prevede che accoglierà fino a 2.400 ospiti al giorno, creando circa 3.500 posti di lavoro e contribuendo allo sviluppo dell’industria dell’ospitalità e del turismo dell’Arabia Saudita. Gli ospiti potranno scegliere tra 440 camere, 88 ville e 218 appartamenti di lusso serviti.
ll villaggio e il lungomare rappresentano il cuore pulsante delle zone di intrattenimento e socializzazione dell’isola, con 38 proposte culinarie firmate da chef internazionali, ristoranti diurni, locali notturni e 36 boutique di lusso. Il beach club offre relax a bordo piscina di giorno e esperienze musicali di notte, oltre alla presenza del golf club. A questo si aggiunge il porto turistico con 86 posti barca, che inaugurerà una nuova stagione della vela con il Sindalah Yacht Club.
Nello specifico, il progetto Neom mira a costruire una megacittà sostenibile e tecnologicamente avanzata, tra cui The Line, una metropoli lineare che si estenderà per 170 chilometri, con una larghezza di 200 metri e un’altezza di 500 metri sopra il livello del mare, progettata per ospitare fino a 9 milioni di residenti. Neom è concepita come un hub per innovazione, turismo, e sviluppo economico, con una serie di sotto-progetti distintivi, come Sindalah, che mirano a ridefinire il concetto di città e destinazioni turistiche del futuro. Il piano è finanziato principalmente dal governo dell’Arabia Saudita attraverso il fondo sovrano del Regno, noto come Public Investment Fund (Pif).





