L’universo di Tenute Capaldo, che si declina tra la parte vitivinicola con diverse cantine e l’area hospitality con Borgo San Gregorio, ha archiviato il 2023 con un fatturato di 32 milioni di euro e si prepara a chiudere l’anno in corso con un lieve incremento dell’1,5%, a 32,5 milioni. Nel complesso i ricavi sono generati per il 70% dal mercato italiano, in cui la società opera per il 40% in Gdo, per il 30% in Horeca “dove vogliamo crescere con le nostre linee premium” e per la restante parte attraverso le piattaforme online. Il rimanente 30% delle vendite confluisce all’estero, con focus su Stati Uniti, Giappone e Germania. Su suolo tedesco, “abbiamo un ufficio fisso per Feudi che si occupa di tutta la commercializzazione senza passare da importatori vari”, afferma a Pambianco Wine&Food Ella Capaldo, direttrice creativa di Feudi an Gregorio. In generale, “puntiamo molto a sviluppare ancora di più l’export”.
Il nucleo originario del progetto, fondato nel 1986 in Irpinia (Avellino), è la cantina Feudi di San Gregorio, con i vitigni autoctoni, come greco di tufo, fiano di avellino, aglianico e falanghina. Negli anni 2000, la cantina è stata ristrutturata e ha visto la collaborazione con il designer italiano Massimo Vignelli e un’architetta giapponese esperta in strutture antisismiche, con l’obiettivo di rappresentare una “rinascita dopo il terremoto degli anni ’80”.
Oltre alla produzione vinicola, Feudi si è progressivamente avvicinata al mondo del turismo aprendo le porte al pubblico con degustazioni e visite guidate. “Negli ultimi anni abbiamo deciso di ristrutturare l’interno del ristorante e ridare un nuovo slancio a tutto quello che era la nostra parte hospitality, dando vita a Borgo San Gregorio. L’idea iniziale era gestire la struttura a livello famigliare, ma ci siamo presto resi conto che era necessario affidarsi a un team di professionisti, oggi guidati dal direttore dell’hospitality Andrea Pavesio“.
Con ricavi per 2 milioni di euro, Borgo San Gregorio include oggi 12 camere suddivise in tre location: una suite situata all’interno della cantina e due dimore separate immerse nei vigneti, con cinque e sei stanze rispettivamente. Per il futuro emerge l’dea di “restaurare le casette dislocate nelle vigne, storicamente di proprietà di conferenti, per trasformarle in ville o case vacanze.” Inoltre, il prossimo anno “apriremo la spa con piscina e trattamenti, oltre a sauna e palestra”.
Tra le altre cantine che completano il gruppo, ci sono: Dubl (Campania, spumanti metodo classico); Campo alle Comete (Toscana, Bolgheri); Basilisco (Basilicata, Vulture); Sirch (Friuli-Venezia Giulia, Colli Orientali); e Galardi (Campania, Roccamonfina). “Ci stiamo espandendo sempre di più in Campania, con l’obiettivo di diventare produttori di quasi tutte le varietà tipiche della regione, ormai ci manca solo il Cilento”. Come società benefit e certificata B corp, “abbiamo inserito nel nostro statuto la valorizzazione del territorio, convinti che, attraverso il nostro lavoro e la promozione del territorio tramite i vini, possiamo esaltare al meglio la ricchezza della Campania, erbe spontanee incluse”. Recentemente, inoltre, la società ha realizzato una joint venture a Ischia per la produzione di biancolella e ha vinto un recente bando per sviluppare vigneti a Pompei che porteranno l’azienda a gestire sette ettari nel sito archeologico.





