L’interesse per l’enoturismo in Italia sta crescendo e non solo per il numero di visitatori nelle cantine. È quanto emerso durante il salone dedicato all’enoturismo Fine WineTourism Marketplace Italy che ha debuttato per la prima volta in questi giorni, in un rapporto curato da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, e da Srm Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Il campione comprende 200 aziende di dimensioni variabili.
Secondo il report, tra il 2022 e il 2024, il 77% delle imprese del vino ha stanziato fondi dedicati all’enoturismo e la metà di esse ha destinato al suo sviluppo una quota compresa tra il 6 e il 15% del fatturato. In particolare, se le imprese più grandi hanno presentato una maggiore propensione ad investire rispetto alle più piccole (rispettivamente 83% e 75%), sono state però queste ultime ad implementare una maggiore intensità dell’investimento, impiegando circa il 15% dei propri ricavi.
I fattori che influenzano la propensione agli investimenti nelle aziende enoturistiche “riguardano il miglioramento delle performance aziendali, l’attrattività enoturistica per i viaggiatori e il quadro regolamentare”, ha commentato Salvio Capasso di Srm. Secondo lo studio, il 49% delle imprese dichiara un’incidenza dell’enoturismo sul profitto aziendale fino al 30%, il 33% nella forchetta 31-60% e il 18% delle cantine oltre il 60%.
L’enoturismo, infatti, rappresenta un volano per le cantine, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello educational. Come spiegato da Cristina Ziliani, vicepresidente e responsabile pubbliche relazioni di Berlucchi Franciacorta, durante il 5° Pambianco-PwC Wine&Food Summit: “L’enoturismo ha un valore enorme per noi perché ci permette di rendere consapevole il consumatore di ciò che sta affrontando quando apre una bottiglia che può avere dieci anni sui lieviti”. Ad oggi Berlucchi, che ha aperto la propria attività enoturistica nel 2015, accoglie 22mila visitatori l’anno generando circa 1,5 milioni di euro di ricavi.
Nonostante i grandi numeri di una delle più rinomate cantine della Franciacorta, i dati della ricerca di Garibaldi mostrano però che il 68% delle aziende intervistate ha accolto tra i 100 e i duemila visitatori l’anno, mentre solo una piccola parte (5%) ha superato quota cinquemila. “L’Italia registra il 31,5% di visitatori stranieri, contro una media globale compresa tra il 41 e il 43%, generando un gap di 9,5-11,5 punti percentuali”, ha dichiarato la docente. “Questo è particolarmente preoccupante, considerando che l’Italia riceve circa 65 milioni di turisti stranieri all’anno e possiede un brand vitivinicolo a livello mondiale”.
Le previsioni per il prossimo triennio “delineano un ottimismo cauto ma diffuso: il 53% prevede nuovi investimenti e una parte consistente si attende un incremento dei visitatori e dei ricavi”, conclude Capasso. “Restano però alcune criticità legate al rallentamento dei consumi, alla carenza di manodopera qualificata, alla pressione normativa e alla necessità di digitalizzazione, che rischiano di frenare il pieno potenziale del settore. Il futuro richiede alle imprese di coniugare investimento e visione, alle istituzioni di garantire contesto e supporto, e ai territori di costruire un’offerta sempre più integrata e sostenibile”.





