La nuova struttura del gruppo Gdf Hotel, Hilton Turin Centre, vuole diventare il punto di riferimento per l’accoglienza d’eccellenza in città. E lo fa anche attraverso il nuovo menù del suo ristorante Malìa, guidato dall’head chef Andrea Vallenzasca.
Una proposta gastronomica che reinterpreta la tradizione piemontese con sensibilità contemporanea e un tocco di contaminazione internazionale, in armonia con la filosofia del brand e l’anima cosmopolita della struttura. Situato in Via dell’Arcivescovado, a pochi passi da Piazza Castello, dal Museo Egizio, da Piazza San Carlo e dalla Mole Antonelliana, Hilton Turin Centre sorge all’interno di un edificio razionalista del 1953 progettato da Emilio Decker, oggi reinterpretato in chiave moderna. Gestito da Gdf Hotel, l’hotel è stato riconosciuto per il suo raffinato progetto di interior design che fonde materiali pregiati e linee essenziali con richiami alla tradizione torinese, dando vita a spazi di eleganza sobria e senza tempo. Con 175 camere, di cui 36 suite – inclusa la prestigiosa Presidential Suite con terrazza panoramica privata, bagno turco, vasca idromassaggio, cucina e salotto indipendente – Hilton Turin Centre accoglie viaggiatori leisure e business, offrendo un’esperienza completa che unisce comfort, design e gastronomia d’eccellenza.
Il nuovo menù rappresenta un percorso culinario che racconta la terra piemontese attraverso uno sguardo innovativo: tra i piatti più iconici si distinguono la Battuta di Fassona piemontese con acciuga, capperi e senape in grani, gli Agnolotti ai tre arrosti con jus di carne e balsamico di mela, e i Gnocchi verdi con porcini, robiola di Roccaverano e nocciole. Le creazioni signature, invece, esprimono la parte più personale e sperimentale dello chef, come il Foiolo con salsa americana e scampi, il Risotto con animelle, salvia e Marsala e il Cervo cotto nel fieno con mirtilli fermentati e polenta di mais Pignoletto. Ogni piatto nasce da un dialogo continuo tra radici e innovazione, dove la materia prima è sempre protagonista e la tecnica diventa linguaggio al servizio dell’emozione.





