Un gruppo relativamente giovane, nato nel 2019 con il primo hotel di proprietà a cui sono seguiti altri in gestione white label, e che lancia adesso la sua ‘insegna’ di catena: si tratta di Lvg Group che sviluppa il brand di proprietà Lvg Hotel Collection, insegna a cui verranno associati i nomi storici degli hotel.
Oltre alla nascita della catena, il gruppo capitanato dal CEO Claudio Lavagna ha ulteriori progetti, così ambiziosi da sembrare quasi velleitari: aprire un albergo al mese nei prossimi tre anni, secondo il business plan, per passare dai 13 alberghi attuali ai 50 hotel, e dai 18 milioni di euro di fatturato nel 2025 ai 100 milioni nel prossimo triennio. Numeri che sono stati annunciati da Lavagna durante una conferenza stampa e che saranno sostenuti da White Bridge Investments III, che ha recentemente acquisito il 74% della holding e delle sue controllate Lvg Hotel Collection, Lvg Hotel Consulting e Diamond Tech.
“Questa nutrita pipeline di aperture – ha raccontato il CEO – è sostenuta dai contatti che abbiamo costruito negli anni grazie al ricco portfolio della parte consulenziale. Il nostro sogno è diventare una catena indipendente tra le più grandi in Italia. Quattro alberghi sono in apertura nei prossimi tre mesi a Novara, Pavia, Mantova e Brescia. Altri ne arriveranno, con focus principale sulle città secondarie e soprattutto sulle città ’12 mesi’, anche se non disdegniamo gli hotel stagionali. Intanto abbiamo già fatto 100 assunzioni, che si aggiungono agli attuali 200 dipendenti”.
Il business model del gruppo è diversificato, dall’affitto di ramo d’azienda all’acquisizione dell’azienda ma non dell’immobile fino all’acquisizione dell’hotel, a seconda delle opportunità. Esclusa invece l’affiliazione a brand internazionali. Gli hotel sono 4 stelle e alcuni 3 stelle “ai quali non si può cambiare categoria essendo edifici storici vincolati”.
Passando al bilancio, Lavagna prevede per ogni hotel una media di ricavi pari a due milioni di euro. Per quanto riguarda la marginalità sia oggi che tra tre anni è prevista attorno al 20 per cento: “È vero che crescendo avremo più economie di scala, ma al contempo cresceranno i costi di struttura, quindi prevediamo di mantenere questo ebitda margin, che è comunque elevato”.
Intanto dopo la prima iniezione di capitale avvenuta con l’ingresso di White Bridge (fondo che partecipa anche in QC), ce ne saranno altre: “Il primo aumento di capitale di 10 milioni di euro – ha continuato Lavagna – con la leva ha portato circa 25 milioni, e prevediamo altri due aumenti di capitale nei prossimi 24 mesi. Con White Bridge non è prevista una exit strategy perché la società finanziaria ha un orizzonte di investimento di lungo periodo”.





