Il turismo sportivo si sta affermando come uno dei segmenti più dinamici dell’industria dei viaggi. Secondo Fundamental Business Insights, a livello globale il mercato vale 918,5 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe raggiungere 4,61 trilioni entro il 2035, delineando una traiettoria di forte crescita nel lungo periodo. Confrontando il ‘peso’ del turismo sportivo con il mercato totale dei viaggi, Un Tourism (ex Unwto) rileva che la spesa dei travellers ‘active’ rappresenta oggi circa il 10% della spesa turistica mondiale, una quota che ne certifica il ruolo centrale nei flussi internazionali.
Sono dati comunicati da Bit 2026, che alla prossima edizione si concentrerà molto sul turismo attivo come uno dei principali motivatori del viaggio. Del resto, il fenomeno trova uno dei suoi epicentri principali in Europa. Sempre secondo Fundamental Business Insights, il Vecchio Continente detiene una quota di mercato del 39% nel 2025 e, come evidenziato dal report Tourism Trends and Policies 2024 dell’Oecd, il turismo sportivo è stato uno dei principali driver della ripresa post-pandemica, superando in molti Paesi i livelli pre-Covid.
Anche in Italia il segmento mostra segnali di forte vitalità. Nel 2025 il turismo sportivo ha registrato una crescita del 3,3%, secondo le analisi congiunte di Enit, Banca d’Italia, Istat e Siae. Il ministero del Turismo stima per lo stesso anno oltre 479,7 milioni di presenze complessive, individuando proprio nello sport uno dei fattori strategici a sostegno di questi numeri. A rafforzare il quadro, la ricerca del World Travel & Tourism Council (Wttc) indica per il 2025 un contributo del turismo all’economia italiana pari a 237,4 miliardi di euro, anche grazie all’impatto dei grandi eventi sportivi.
Il segmento sta vivendo anche un cambiamento che si potrebbe definire ‘strutturale’: il turismo sportivo, continua la nota di Bit 2026, non si esaurisce più nella gara. Calcio, olimpiadi, grandi competizioni internazionali convivono oggi con forme di turismo attivo più diffuse e accessibili, che intrecciano outdoor, lifestyle, cultura e sostenibilità. In questo contesto lo sport si trasforma in esperienza estesa, che coinvolge il viaggiatore prima, durante e dopo l’evento, generando flussi destagionalizzati e un rapporto più profondo con i luoghi.
Il calcio continua a svolgere un ruolo di catalizzatore globale: quest’anno sarà l’anno dei campionati mondiali che per la prima volta si svolgeranno in tre Paesi – Canada, Stati Uniti e Messico – muovendo grandi flussi verso il Nordamerica. Per fare un esempio, l’ultimo Clásico tra Real Madrid e Fc Barcelona ha fatto affluire allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid oltre 81mila spettatori, spesso giunti con amici o famigliari, per un indotto stimato da Datapowa in più di 60 milioni di euro per una sola serata, senza contare i 650 milioni di spettatori televisivi.
E non c’è solo il calcio. In Italia, il tennis è ormai diventato sport nazionale. Lo certifica lo storico sorpasso dei ricavi generati dalle rispettive federazioni: oltre 230 milioni di euro per la Fitp contro circa 200 milioni della Figc. Merito di una scuderia che vede ben tre italiani nelle top ten mondiali (Jannik Sinner e Lorenzo Musetti nel ranking Atp e Jasmine Paolini in quello Wta), oltre che di ben tre Coppe Davis e due Billie Jean King Cup vinte di seguito, con le Final 8 di Davis giocate a Bologna. A queste si aggiungono le Nitto Atp Finals di Torino e gli Internazionali d’Italia a Roma, che nel 2025 hanno stabilito il record di sempre di ingressi, con oltre 360mila biglietti venduti.





