Una città che fino a prima del conflitto attuale in Medio Oriente registrava numeri incredibili di crescita: il Dipartimento dell’economia e del turismo di Dubai ha comunicato che nel 2025 la città ha accolto 19,59 milioni di visitatori internazionali (+5%) per il terzo record annuale consecutivo. L’occupazione media degli hotel è stata dell’80,7% in 827 alberghi e l’Europa occidentale era il principale mercato di provenienza con 4,1 milioni di visitatori. Non solo, l’aeroporto internazionale di Dubai era lo scalo più trafficato al mondo per passeggeri internazionali.
Tutto questo, non solo sta svanendo nell’immediato per le cancellazioni dei voli in seguito alle tensioni militari nell’area, ma rischia di crollare anche a lungo termine. Reuters riporta che le azioni dei principali costruttori immobiliari, tra cui Emaar Properties e Aldar Properties, sono scese di circa il 5% lo scorso 4 marzo, mentre i mercati obbligazionari per il finanziamento immobiliare sono ora di fatto chiusi alle nuove emissioni, con spread in aumento in tutto il settore.
il boom immobiliare degli Emirati Arabi Uniti, durato anni, affronta la sua prima vera ‘prova’ perché crolla l’aura di rifugio sicuro del Golfo, mettendo in luce quanto Dubai e Abu Dhabi facciano affidamento sul denaro offshore per sostenere la crescita edilizia.
Il problema è che nel 2025 la maggior parte delle transazioni a Dubai riguardava progetti ancora da edificare e questa pipeline rischia di essere accantonata, costringendo potenzialmente alla vendita di asset se il conflitto dovesse protrarsi.
Secondo i dati ufficiali, la popolazione degli Emirati Arabi Uniti ha superato gli 11 milioni, con gli espatriati che rappresentano quasi il 90% dei residenti, una delle percentuali più alte al mondo. Ma ciò che contraddistingue questo Paese è che il regime esentasse degli Emirati Arabi Uniti, la liberalizzazione dei visti e le riforme economiche hanno attratto migranti facoltosi. Si parla di miliardari, family office e hedge fund che hanno investito denaro nel settore immobiliare, attratti dall’imposta sul reddito pari a zero e da un clima imprenditoriale che mirava a competere con i centri finanziari globali.
Comunque, continua la testata, già prima degli attacchi americani e israeliani all’Iran, gli analisti avevano lanciato l’allarme: l’offerta avrebbe superato la crescita demografica. La scorsa settimana JPMorgan ha affermato che l’espansione demografica di Dubai difficilmente riuscirà ad assorbire le 300mila-400mila nuove unità previste entro il 2028.
Per quanto riguarda il settore alberghiero, secondo la testata turca Patronlar Dunyasi gli hotel in zone come Palm Jumeirah e Downtown Dubai hanno visto i tassi di occupazione scendere al di sotto del 20%, mentre al Waldorf Astoria Palm Jumeirah le camere che normalmente costano tra i 400 e gli 800 dollari a notte ora costano circa 255 dollari. Il sito Aol riferisce che il 5 stelle Park Regis Kris Kin Hotel propone camere a circa 76 dollari a notte.





