Le migliori università specializzate nel settore ‘hospitality e leisure management’ sono svizzere. Lo riporta il Qs World University Rankings 2026 della società britannica Quacquarelli Symonds che dal 2010 pubblica annualmente classifiche internazionali di diversi settori, confrontando le scuole sulla base di indicatori come reputazione accademica, occupabilità dei laureati, impatto della ricerca e grado di internazionalizzazione.
Al primo posto della classifica si trova la Ehl Hospitality Business School, di Lausanne, seguita dalla Les Roches Global Hospitality Managment Education, situata a Crans-Montana, e il Glion Institute of Higher Education, a Gilon-sur-Montreux. Osservando la top ten emergono altre quattro scuole svizzere, mentre il sesto posto è occupato dalla University of Nevada di Las Vegas, il settimo dalla Hotelschool The Hague di Amsterdam e il decimo dalla Macao University of Tourism di Macao.
Le uniche tre università del Belpaese rientrano nella classifica tra la posizione 50 e 100 (non viene specificata): Università Iulm e Università Bocconi, entrambe a Milano, e Università Alma Mater Studiorum, a Bologna.
Da questo studio emerge una riflessione per il settore dell’ospitalità in Italia: il turismo di alta gamma a cui il Belpaese anela sempre di più deve essere sostenuto da una formazione ad hoc che aiuti le imprese, alberghiere ma non solo, a fare il salto di qualità necessario. Per fare questo passaggio decisivo però ci si scontra con quello che è un problema storicamente irrisolto della nostra industria dell’ospitalità: per gestire hotel di categoria upscale e upper upscale, servono manager e personale formati con una preparazione specifica e l’Italia, fino ad ora, è quasi del tutto sprovvista di istituti specializzati nel luxury. Qualcosa si muove, ma il problema per ora rimane.





