“Un programma di restauro attentamente pianificato e meticoloso, progettato per salvaguardarne il patrimonio per le generazioni future”. Così afferma un comunicato di Jumeirah, società di gestione che fa capo a Dubai Holding, che è la proprietaria di Burj Al Arab a Dubai, il 5 stelle a forma di vela, alto 280 metri, che svetta su un’isola artificiale e che è collegato alla terraferma con un ponte privato.
Un’affermazione, quindi, che fa riferimento a una decisione già presa in precedenza e non in seguito al crollo del turismo nell’area a causa della guerra di Usa e Israele contro l’Iran.
In realtà, questo restauro è stato accelerato da un recente ‘incidente geopolitico’: lo scorso marzo, i detriti derivanti dall’intercettazione di un drone hanno causato un limitato incendio sulla facciata esterna dell’albergo.
Così il celebre hotel a vela che domina lo skyline di Dubai, dopo oltre 25 anni di attività ininterrotta, chiude per 18 mesi e vedrà un restyling totale degli interni a cura dell’architetto Tristan Auer.
Tra gli hotel più fotografati al mondo, Burj Al Arab, fin dal suo lancio nel 1999 – continua il comunicato – ha stabilito nuovi standard internazionali, introducendo per primo il servizio di maggiordomo personalizzato, nonché un sontuoso design d’interni, impreziosito da cristalli Swarovski, marmo e foglia d’oro.
Il fiore all’occhiello di Dubai e simbolo dell’ospitalità araba conta 198 suite.





