“Un settore che ha ormai superato la fase del rimbalzo post-pandemico ed è entrato in un anno di consolidamento in cui la crescita non può più basarsi solo sui volumi, ma deve passare attraverso la qualificazione e l’innovazione dell’offerta”. Sono le parole di Domenico Montano, general manager di Human Company a commento della la sesta edizione dell’Osservatorio del turismo outdoor sviluppato in collaborazione con Thrends.
La ricerca infatti evidenzia la percezione positiva dell’offerta ricettiva outdoor che sta vivendo una vera e propria scalata qualitativa: si delinea infatti un’alberghizzazione dell’offerta, con l’introduzione di servizi e livelli di comfort al pari al pari dell’hotellerie di riferimento per i segmenti 3 e 4 stelle. Il 2026 si preannuncia un anno di stabilizzazione per questa tipologia di turismo in Italia, preparandosi ad accogliere 68,4 milioni di presenze totali nel 2026 con una crescita marginale dello 0,4% rispetto all’anno precedente. A trainare il comparto, in continuità con l’andamento dei flussi turistici degli ultimi anni, è la domanda estera, per la quale si prevedono 37,8 milioni di pernottamenti (+13,9% rispetto al 2019): il dato conferma un vero e proprio trend strutturale, evidenziando il posizionamento dell’Italia come destinazione di riferimento per i viaggiatori internazionali. Al contrario, il mercato domestico appare più stabile con 30,6 milioni di presenze, mantenendosi ancora leggermente al di sotto dei volumi pre-Covid (-9,2%).
Sul fronte geografico, l’area del Nord-Est manterrà il primato assoluto, intercettando 31,5 milioni (con quasi il 46% del volume totale e una leggera crescita del +0.5% sul 2025); a seguire il Centro (16,7 milioni), il Sud e le isole (10,6 milioni) e il Nord-Ovest (9,5 milioni).
L’analisi dei dati ha permesso poi di stimare l’impatto economico diretto del settore outdoor nel 2026, che si attesterà attorno ai 5,12 miliardi; questo valore rappresenta il contributo all’economia portato dalla spesa dei turisti che hanno scelto formule outdoor. La stima del valore di spesa diretta pro capite giornaliera dei turisti ha portato a identificare un valore di circa 75 euro. Ampliando il calcolo, oltre che alla spesa diretta, anche alle spese indirette e all’indotto, si può arrivare ad una previsione compresa tra 9,12 e 13,3 miliardi per l’impatto economico totale del settore outdoor.
Per la prima volta, Human Company e Thrends offrono, inoltre, un’analisi comparata sul turismo outdoor in Europa nel 2025[2]. In questo segmento si registrano 413,2 milioni di presenze (+14,2%) e una crescita dell’1,1% dei visitatori rispetto al 2024. Francia, Italia e Spagna guidano la classifica con rispettivamente 154, 54,1 e 50 milioni di pernottamenti, seguite da Germania (45 milioni), Paesi Bassi (27 milioni) e Croazia (22 milioni).
Dal punto di vista della spesa diretta, la Francia è stata il mercato più rilevante (+85% sul 2019, pari a 3,67 miliardi di euro), mentre i Paesi Bassi hanno registrato la crescita più interessante (+155,6% rispetto al 2019, con 658,7 milioni di euro).
Tra questi mercati outdoor europei leader dell’outdoor emergono alcune dinamiche chiave in merito alla domanda nazionale e internazionale: la Francia presenta una forte componente internazionale, sebbene con soggiorni più brevi rispetto al 2024 (il 30,6% dei viaggiatori outdoor sono infatti stati stranieri); la Germania mantiene ancora una solida base domestica (la presenza straniera si è attestata al 10,6%, con una maggioranza olandese); la Spagna si è divisa invece quasi equamente tra componente nazionale ed internazionale (46,2%), quest’ultima in particolare proveniente principalmente dalla Germania; la Croazia si conferma una destinazione fortemente internazionale (con il 96,3% dei visitatori da altri mercati); mentre i Paesi Bassi hanno registrato il 31,1% di viaggiatori stranieri durante il 2025.





