È un momento di passaggio per il trasporto aereo, soprattutto in chiave turistica: si susseguono tensioni legate al prezzo dei carburanti, connesso a sua volta alle note vicende di geopolitica globale, nonché dinamiche di sviluppo delle flotte in funzione di innovazione e sostenibilità e, soprattutto, politiche di gestione degli aeroporti in modo da garantire crescita e profittabilità. Tutti temi dei quali si è parlato a fine aprile durante il Regional Airports Conference & Exhibition di Torino, annuale assemblea dell’Airports Council International Europe che ha radunato i rappresentanti dei più importanti scali regionali del continente. Il tema più caldo è proprio quello che riguarda la governance e il rilancio di questi aeroporti ‘minori’: “La domanda di trasporto aereo si è dimostrata resiliente nonostante le difficoltà degli ultimi mesi – ha spiegato a margine dell’evento Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe – ma meno del 60% degli aeroporti europei ha recuperato i livelli del 2019. E i piccoli scali regionali restano i più penalizzati: gli aeroporti con meno di un milione di passeggeri sono ancora il 30% sotto i livelli pre-pandemia. A cambiare lo scenario è stata anche la strategia delle compagnie aeree: negli ultimi dieci anni abbiamo visto i vettori concentrarsi sempre più sui propri hub centrali, diventando meno interessati a servire i mercati regionali. Sarebbero quindi assolutamente necessarie politiche nazionali e comunitarie dedicate all’affrontare questo momento di congiuntura”. Gli investimenti necessari sono ingenti secondo quanto ritengono gli enti aeroportuali: gli scali regionali, ha concluso questo summit, avranno bisogno di circa 360 miliardi di euro entro il 2040 per uno sviluppo coerente con le necessità degli utenti, anche e soprattutto in chiave turistica. “Gli scali regionali sono fondamentali per la coesione territoriale e la competitività europea”, ha concluso Jankovec. Nonostante questo quadro complesso, il 2025 si è confermato un anno di consolidamento, con una crescita del traffico di passeggeri in Europa del 4%, inferiore agli anni precedenti ma ancora in aumento. È emerso dai dati del Fact Book 2026, dell’Itsm dell’Università di Bergamo e presentato da Enac nei giorni scorsi. Il mercato italiano è cresciuto del 5% nel 2025, quindi appena sopra la media continentale, e nel primo trimestre 2026 registra un +4,6% rispetto al +3,7% della media europea, confermandosi il terzo mercato continentale per traffico, dopo Spagna e Gran Bretagna; ma solo il quinto per connettività. Non solo: spiega il report che l’Italia ha ben otto scali sopra i 10 milioni di passeggeri e che questo policentrismo rafforza il ruolo del nostro Paese, visto che il futuro si giocherà sui collegamenti diretti tra città. Un avvenire che però dovrà giocoforza vedere uno sviluppo ulteriore, in termini di servizi e connessioni, proprio degli scali minori.
UN NETWORK DA SPINGERE
Saranno allora gli investimenti, non solo privati ma anche pubblici sia nazionali che comunitari, ad essere il vero boost per il network degli aeroporti regionali. “Questa rete necessita di una svolta – ha sottolineato Pierluigi Di Palma, presidente Enac -: dobbiamo realizzare infrastrutture, abbiamo un miliardo di investimenti perché servono scali capaci di accogliere i 300 milioni di turisti previsti in futuro. Ma al momento abbiamo il problema che i tempi autorizzativi per realizzare le opere sono troppo lunghi”. In quest’ottica appare interessante la bozza del nuovo ‘piano nazionale degli aeroporti’ presentata di recente al ministero dei Trasporti: per far crescere proprio il traffico aeroportuale locale infatti sarà supportata l’intermodalità dei mezzi con investimenti pari a circa 1,2 miliardi per i collegamenti ferroviari da e verso gli aeroporti di Bergamo, Olbia, Verona e Venezia. Nel frattempo gli scali fanno da soli: come a Reggio Calabria, dove meno di un mese fa è stata inaugurata la nuova aerostazione dell’aeroporto, struttura moderna e green con 3.600 metri quadrati aggiuntivi. Una riqualificazione, costata circa 21 milioni di euro, che include cinque gate e nuove aree commerciali e che è stata realizzata soprattutto per rilanciare il turismo nell’area dello Stretto. Altra meta balneare, ma decisamente più frequentata durante la bella stagione, è poi la Sardegna: anche sull’isola però non mancano i piani di potenziamento degli scali e in particolare di quelli di Olbia e Alghero. Lo ha spiegato Silvio Pippobello, amministratore delegato unico che guida il sistema aeroportuale del Nord Sardegna, ricoprendo contemporaneamente la carica di CEO per Geasar (aeroporto di Olbia Costa Smeralda) e per Sogeaal (aeroporto di Alghero). “Per i prossimi mesi abbiamo già messo in casa una crescita delle vendite di biglietti aerei superiore del 108% rispetto all’estate 2025. In particolare grazie a Wizz Air, che opererà undici rotte verso 10 Paesi e ben cinque nuove connessioni solo da Alghero. Questa crescita dei collegamenti internazionali non rappresenta solo un incremento dell’offerta di voli, ma un fattore strategico per l’economia del turismo: bisogna quindi rispondere ‘presente’ anche con investimenti ulteriori nella qualità dei servizi”. Dalla Sardegna alla Sicilia, resta forte il focus sull’importanza del traffico aereo come leva di sviluppo per l’economia tramite il turismo. Secondo quanto riportato dal magazine iberico Preferente, ad entrare negli aeroporti siciliani sarebbe molto interessato il colosso spagnolo della gestione degli scali Aena. In particolare avrebbe Catania e Comiso nel mirino: l’intento del gruppo sembrerebbe quello di rilevare una quota di maggioranza nell’attuale società di gestione, la Sac, compresa tra il 51% e il 65%. Anche in questo caso, successivamente all’operazione, sarebbero in vista investimenti necessari sempre al miglioramento dei servizi ai passeggeri. Ancora un ‘sogno’ è infine il potenziamento che Rimini vorrebbe fare nel suo aeroporto: il mese scorso infatti la Regione Emilia Romagna e la società che gestisce lo scalo, AiRiminum, hanno presentato un piano da 200 milioni di euro per il rilancio dell’aeroporto Fellini. Si tratta di un progetto che prevede una trasformazione profonda dello scalo, con nuovi spazi, servizi e infrastrutture, e un obiettivo molto ambizioso: passare dagli attuali circa 400mila passeggeri annui a 5,5 milioni nel medio-lungo periodo. Ancora dubbi sulle tempistiche però: i lavori potrebbero andare in scena tra il 2029 e il 2033.





