Meglio l’Italia di Spagna, Grecia, Francia o Portogallo. Il 70% degli europei dichiara, infatti, che il Belpaese è la meta turistica preferita nel Vecchio Continente. È uno dei risultati della ricerca ‘Comunicazione, media e turismo’ realizzata dal Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi (Certa), in collaborazione con Cattolica per il Turismo e Publitalia ’80 – Gruppo Mediaset.
La ricerca, condotta da marzo 2020 ad aprile 2021 con 6.000 interviste su un campione rappresentativo di circa 300 milioni di europei (tra cui italiani), evidenzia anche che lo Stivale rimane sconosciuto agli stessi connazionali. Il 50% dei cittadini italiani dichiara infatti di conoscere le regioni solo per nome. “Questo ‘gap’ – suggerisce Giorgio Palmucci, presidente Enit, nel corso dell’evento di presentazione della ricerca – è un un driver di crescita per l’Italia dalle forti potenzialità. A volte succede che i turisti stranieri conoscano l’Italia meglio degli italiani. È necessario quindi sviluppare una buona campagna di comunicazione affinché vengano scoperte le destinazioni meno note”.
A livello mondiale, nel ranking dei Paesi più visitati nel 2019, l’Italia rimane la quinta destinazione turistica, preceduta da Francia, che è in pole position con 89 milioni di arrivi, Spagna (83 milioni), Usa (80 milioni), Cina (63 milioni), mentre il Belpaese ha accolto 62 milioni di viaggiatori registrando nel complesso attività turistiche che hanno rappresentato il 13,2% del Pil e il 15% della forza occupazionale del Paese. Valore sviluppato con una ripartizione delle presenze nelle strutture ricettive (436,7 milioni nel 2019) in parti uguali (50,5% stranieri e 49,5% italiani), a cui corrispondono 131,3 milioni di arrivi.
Se dopo un anno di Covid, l’Italia rimane in cima alla lista dei desideri sia degli stessi italiani sia degli europei, questa posizione nella wishing list è sempre più contesa. Motivo per cui è importante intraprendere azioni di promozione, dato che la comunicazione e i media, sempre secondo la ricerca, contribuiscono per oltre il 70% nello sviluppo e mantenimento della notorietà e attrattività delle destinazioni turistiche. In particolare, in uscita dal Covid, la comunicazione è tra le leve principali che possono contribuire al rilancio. L’ha detto anche il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, in apertura dell’evento: “Bisogna saper comunicare, è molto importante, e per questo apprezzo questo studio, ma ci tengo a ricordare che l’Italia del 2021 non è l’Unione Sovietica degli anni 50, cioè non è possibile avere la ‘bacchetta magica’ e fare piani pluriennali di programmazione. I governi non fanno il Pil, ma possono fare regole per migliorare la produzione della ricchezza. È il mercato a fare il Pil, anche se il Governo può intervenire nel sostegno di particolari situazioni di disagio. Tutto sommato, mi sembra che il Governo italiano stia operando in questo modo”. Il ministro ha poi continuato dicendo che il 2021 sarà l’anno zero per il turismo, dove tutti ripartiranno dalla stessa ‘linea’ e vincerà chi avrà l’accelerazione migliore. Garavaglia ha citato i vari interventi a sostegno degli operatori, dallo sblocco di mezzo miliardo di euro che era fermo, non ancora distribuito, alle nuove risorse messe in campo, tra cui minibond e nuovi strumenti finanziari, fino ai 2,4 miliardi di euro nel Pnrr.





