Non solo Milano e Cortina sotto i riflettori di investitori e istituzioni per preparare le prossime Olimpiadi invernali 2026: c’è anche la Valtellina, area nella quale si svolgeranno diverse gare sportive. Eppure comunicare all’estero questo territorio non è facile, come è emerso dalla prima tappa del tour annuale Destinazione Winter Games 2023 che si è svolto presso la Camera di Commercio di Sondrio, organizzato da Mc International.
A toccare provocatoriamente il tema è stato Valeriano Antonioli, CEO di Lungarno Collection, che gestisce gli alberghi della famiglia Ferragamo a Roma, Firenze e Milano. “La città meneghina – ha esordito – dovrebbe ‘adottare’ la Valtellina come la sua montagna e la sua valle. Oggi non è così perché è difficile trovare a Milano un ristorante che offra vini valtellinesi, e gli stessi cittadini milanesi non scelgono questo territorio come prima destinazione montana”.
Antonioli, di origine valtellinese, ha sottolineato quanto sia importante comunicare il brand ‘Valtellina’ a patto però che si definisca meglio cosa si desidera comunicare: “L’identità della Valtellina non è chiara. All’estero non sanno cosa sia, ma quando mi sono trovato a spiegare ad alcuni stranieri che è un’area che parte dal Lago di Como e arriva fino al passo dello Stelvio, circondata dall’Engadina (molto nota per St. Moritz, ndr), c’è stata un’immediata comprensione. La geolocalizzazione è molto importante, eppure non vedo niente di questo nella comunicazione che oggi si fa del territorio”.
Il CEO di Lungarno si è soffermato anche sull’importanza di essere consapevoli delle ‘unique selling proposition’: “Gli elementi differenzianti non sono solo le montagne. La Valtellina ha 200 chilometri di muri a secco che sorreggono i terrazzamenti dei vigneti, che sono ‘opere d’arte’, difficilmente ritrovabili in altre destinazioni. Perché non creare ad esempio una ‘wine street’ per fare dei tour in mezzo ai vigneti? Inoltre – ha concluso – molti campioni olimpici e paraolimpici sono originari di questo territorio, Debora Compagnoni in primis, e andrebbero utilizzati come ambasciatori”.





