In Italia si stima che il 40% delle strutture ricettive offra un servizio di ristorazione, aprendo le esperienze anche al pubblico esterno. Questa ‘evoluzione’ del food&beverage, che negli anni 2000 era considerato ancora un servizio accessorio, ha portato oggi il segmento a costituire il 28% del fatturato totale dell’albergo, generando un giro d’affari di circa 3,5 miliardi di euro. Questi dati provengono dallo studio condotto da Scenari Immobiliari e presentato da Francesca Zirnstein in occasione della conferenza ‘Food & Beverage Hospitality Forum’, organizzata da Confindustria Alberghi.
Tornando all’analisi, il panorama alberghiero del Belpaese conta 32.194 hotel complessivi. Di questi, circa 13mila offrono un servizio di ristorazione interno, rappresentando il 40% del totale delle strutture. In particolare, 650 hotel (pari al 5% di quelli con servizio ristorativo) hanno scelto di affidare la gestione food a un operatore esterno, aprendo il servizio non solo agli ospiti ma anche al pubblico che non pernotta. Per quanto riguarda l’alta cucina, 158 ristoranti stellati Michelin sono ospitati all’interno di strutture alberghiere, rappresentando il 40% di tutti i ristoranti stellati italiani. Inoltre dallo studio è emerso che proprio i ristoranti di “alta qualità” possono incrementare il valore delle camere: tra il 10-15% nei 5 stelle, l’8-10% nei 4 stelle, e il 2-5% nei 3 stelle.
A questi dati, si affianca anche la crescita del turismo enogastronomico, sottolineando l’interesse “sempre più vivo” da parte degli ospiti per le esperienze culinarie, tanto che nel 2023 il 45% dei viaggiatori ha partecipato ad attività enogastronomiche. In Italia, su 134,4 milioni di arrivi turistici, 83,4 milioni hanno scelto esperienze legate al food, con una prevalenza del 54% tra gli stranieri.





