L’Italia, patria del bello e del ben fatto, fa da sempre gola agli stranieri. Il tema è comune a tutti i settori d’eccellenza del made in Italy e l’hotellerie non fa eccezione. Già da tempo diverse strutture sono state rilevate dai grandi gruppi internazionali che possono contare, dalla loro, sulla dimensione, sulle logiche di scala e sulla gestione manageriale. Tra gli ultimi esempi basta pensare al Grand Hotel Imperiale a Forte dei Marmi, acquisito da investitori degli Emirati Arabi.
Dunque, sebbene il settore dell’hotellerie in Italia sia già abituato a tale tendenza, il tema risulta piuttosto caldo e solleva la tradizionale domanda sulla necessità o meno di ‘proteggere’ l’italianità delle strutture ricettive italiane. I pareri sono contrastanti e, accanto alla posizione ufficiale di Federalberghi, tra gli operatori italiani emerge una certa preoccupazione di fronte a questo aumento di interesse da parte di investitori e gruppi internazionali che si è già tradotto in un aumento esponenziale dei prezzi di vendita di proprietà e gestioni alberghiere. La presenza di capitali stranieri, secondo i critici, potrebbe trasformare il volto dell’ospitalità italiana, sostituendo la tradizione con logiche più standardizzate e meno legate alla nostra cultura.
Occorre però andare oltre questa visione campanilistica. È innegabile che gli investimenti esteri si concentrano su territori e strutture di valore e, di conseguenza, l’interesse di fondi stranieri va letto positivamente. È piuttosto la conferma del valore che l’Italia rappresenta a livello globale come meta di lusso e di eccellenza turistica. Le risorse provenienti dall’estero non solo permettono di valorizzare queste strutture, ma ne favoriscono il rilancio e la crescita. Più fondi e risorse significano la possibilità di ristrutturazioni, ammodernamenti, e la creazione di posti di lavoro. Inoltre, i capitali internazionali non si limitano a meri investimenti nel mattone, ma portano con sé una cultura imprenditoriale e manageriale che si riflette nella formazione del personale, nell’adozione di nuove tecnologie e in una più ampia visibilità a livello internazionale. Piuttosto, è bene che si creino le condizioni per cui gli investitori esteri possano lavorare a fianco di manager italiani, garantendo così una continuità nella nostra tradizione dell’ospitalità e un legame con il territorio. Un giusto equilibrio potrebbe rappresentare la chiave per trasformare queste operazioni da transazioni finanziarie a concrete opportunità di crescita per il settore alberghiero italiano.




