L’attacco al mondo degli affitti brevi è ormai consueto da parte degli albergatori, ed è uscito pesantemente anche durante la 75esima assemblea di Federalberghi a Merano, ma effettivamente il valore che ha assunto il fenomeno è sorprendente.
“La ricettività in Italia si è quintuplicata – ha affermato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca durante l’assemblea – “e su 630mila strutture quasi 600mila sono appartamenti, considerando solo quelli ufficiali”. Un’affermazione che sottintende l’esistenza di un ampio sottobosco di affitti brevi ancora non regolarizzato. In Italia infatti il numero degli alberghi è sceso a 32.194 con un milione di camere (erano 33mila nel 2021 con 1,3 milioni di camere).
Questo proliferare di appartamenti ha avuto un riscontro significativo durante la scorsa edizione della Design Week a Milano, quando il valore degli affitti brevi si è triplicato arrivando a un prezzo di locazione settimanale di 4.570 euro per un bilocale. Ma il problema è che durante il Salone del Mobile c’è stato un record di visitatori, “più di 800mila persone – ha sottolineato Bocca – eppure gli alberghi milanesi non erano pieni”. Questo fa pensare che molti visitatori si siano rivolti a canali extra alberghieri oppure che abbiano preferito le visite giornaliere per ridurre il budget di spesa.
La richiesta di Federalberghi ai rappresentanti della politica è quella di giocare ad armi pari con il mondo degli affitti brevi: “Vogliamo che si operi sul mercato con le stesse regole. Gli appartamenti pagano la metà dell’importo Imu che versano gli hotel e dovrebbero fare il cambio di destinazione d’uso, e così lo stesso per la Tari. A casa mia questa si chiama concorrenza sleale”.
Bocca ha aggiunto che paragonare i borghi alle città d’arte non è possibile: “È vero che i borghi non hanno strutture alberghiere e che necessitano di una ricettività alternativa, ma lo stesso discorso non è replicabile per le città d’arte italiane. E poi non raccontiamoci più la favoletta dell’integrazione del reddito familiare attraverso l’affitto di una stanza del proprio appartamento, oppure la bufala della tutela della proprietà privata. E allora l’albergo non è proprietà privata? Addirittura Airbnb ha fatto recentemente un’applicazione attraverso la quale puoi ricevere nall’appartamento alcuni servizi, dalla ristorazione ad altro”.
Una questione, quella degli affitti brevi, che ha portato a diverse forme di interventi regolatori nel mondo, e anche in Italia la creazione del Cin va in questa direzione, a cui si aggiungono le scelte del sindaco di Firenze, ma raccogliendo i commenti tra gli albergatori presenti all’assemblea di Merano sembra che gli interventi messi in atto dal Governo italiano siano ancora troppo limitati. Il Cin effettivamente può essere eludibile, qualora il proprietario dell’appartamento contatti direttamente il turista sui social, e soprattutto – questa è la disillusione di molti operatori – “i turisti non portano voti, al contrario dei proprietari dei 600mila appartamenti”.
Un altro attacco agli affitti brevi durante l’assemblea è venuto da Stefano Barrese, responsabile divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo: “Noi supportiamo realtà che creano valore, non quelle che dirottano flussi di crescita al di fuori dei canali ‘normali’ e spesso lo fanno anche illegalmente. In questi casi non perde il settore, perde il Paese. Significa che stiamo rinunciando a un pezzo del Pil”. Barrese ha poi ha ricordato che l’istituto ha erogato al settore alberghiero oltre 10,5 miliardi di euro negli ultimi cinque anni e che offre un supporto alla gestione quotidiana, ad esempio attraverso l’azzeramento delle commissioni sui micro pagamenti Pos.





