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Gli Usa al tempo di Trump: anche in estate meno turisti varcano la frontiera a stelle e strisce

Golden Gate Bridge a San Francisco, Usa

Gli Usa al tempo di Trump: anche in estate meno turisti varcano la frontiera a stelle e strisce

by Vanna Assumma
29 Agosto 2025

Arrivano le prime conferme riguardo alle previsioni al ribasso per l’estate dell’incoming negli Stati Uniti. Seppure la stagione non sia ancora terminata, i dati fino a luglio 2025 sono già noti. Li ha pubblicati The Economist (su fonte Us International Trade), che ha analizzato gli arrivi internazionali nei 20 maggiori aeroporti degli Usa tra maggio e luglio di quest’anno.

Risultato: 841mila arrivi stranieri in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6%). Le defezioni maggiori sono quelle dei turisti provenienti dal Canada (-13%) che significa 327mila viaggiatori in meno rispetto all’anno precedente. Anche dall’Europa 108mila persone hanno deciso di non varcare le frontiere del Paese a stelle e strisce, così come 54mila viaggiatori dal Middle East hanno preferito un’altra destinazione.

La testata americana spiega la riduzione del turismo internazionale in Usa con le scelte politiche ed economiche di Trump, in particolare i tagli del personale nei dipartimenti governativi, le deportazioni di migranti e l’invio della Guardia nazionale nelle strade delle città. Politiche che definiscono in modo identitario l’immagine dell’America, e che possono creare, di conseguenza, sentimenti di contrarietà o di attesa nel recarsi in visita al Paese. The Economist ha specificato infatti che “per l’industria turistica, non tutta la pubblicità è buona pubblicità”.

Anche il presidente e CEO di Marriott, Anthony Capuano, nel corso della conference call sui risultati finanziari del secondo trimestre, ha sollevato alcune difficoltà: “Nonostante il RevPar internazionale sia aumentato di oltre il 5%, con una forte crescita in Apec ed Emea, viceversa in Canada e negli Stati Uniti il ricavo per camera disponibile è rimasto invariato su base annua. Questa situazione flat nel nord America riflette in gran parte la riduzione dei viaggi governativi e una domanda aziendale transitoria più debole”.

Inoltre, Costar e Tourism Economics hanno ulteriormente rivisto al ribasso le proiezioni di crescita per il settore alberghiero negli Stati Uniti per il periodo 2025-26. Tutti i parametri sono stati abbassati: per quanto riguarda il 2025, si prevede la domanda a -0,6 punti percentuali, Adr (-0,5 punti percentuali) e RevPar (-1,1 punti percentuali).

La presidente di Str, Amanda Hite, nel corso della 17a Annual Hotel Data Conference che si è svolta in America, ha affermato: “Prevediamo pochi cambiamenti nelle prospettive economiche statunitensi nei prossimi 18 mesi, ma siamo ottimisti sul fatto che, una volta conclusi i negoziati commerciali e constatato l’impatto del disegno di legge di riconciliazione di bilancio, le performance alberghiere si riprenderanno”.

Anche Aran Ryan, direttore degli studi di settore presso Tourism Economics, ha imputato il calo del settore alberghiero statunitense alla difficile situazione economica: “Il rallentamento dell’economia statunitense dovrebbe assorbire gli effetti dei dazi senza sfociare in recessione. L’attuale contesto, caratterizzato da un rallentamento della spesa dei consumatori, da una riduzione della spesa in conto capitale delle imprese e da un calo delle visite internazionali, si trasformerà in un contesto moderatamente favorito dai tagli fiscali e da una minore incertezza politica, in vista del 2026”.

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