Nonostante la guerra in Medio Oriente getti un’ombra sulle prenotazioni turistiche estive, il trend di crescita del turismo è così forte che i principali conglomerati globali dell’hotellerie alzano la guidance per il 2026. Vale a dire: il business crescerà comunque, un po’ meno di come sarebbe avanzato in assenza delle tensioni geopolitiche, ma manterrà pur sempre un tasso di crescita.
Oltre al rialzo annunciato la scorsa settimana da Hilton Worldwide, che ha previsto per l’anno una crescita del RevPar tra il 2% e 3%, rispetto al precedente 1%-2% e dell’ebitda adjusted di 20 milioni tra 4,02 e 4,06 miliardi di dollari (pari a circa 3,7 miliardi di euro), si affiancano altri player del settore che hanno comunicato il cambio di outlook.
Nello specifico, Marriott International ha alzato la guidance del RevPar tra il 2% e il 3%, rispetto alla precedente stima tra l’1,5% e il 2,5%, forte anche delle performance positive nel Q1, in cui il gruppo ha superato le attese degli analisti. Infatti, nel primo trimestre Marriott ha riportato un utile per azione di 2,72 dollari, rispetto alle previsioni di 2,54 dollari, e ricavi per 6,65 miliardi di dollari rispetto ai 6,56 miliardi anticipati. Inoltre, il conglomerato ha dichiarato che l’outlook riportato include già l’impatto negativo del conflitto in Medio Oriente e l’incremento della guidance è stato spinto dalla forte domanda interna negli Usa e in Canada, dove il management sottolinea che gli americani stiano privilegiando viaggi ed esperienze rispetto ad acquisti di beni materiali.
E ancora, Hyatt Hotels Corporation ha alzato le attese del RevPar previste tra il 2% e il 4% rispetto al precedente 1-3% “grazie alla domanda crescente in Usa e ad una forte resilienza globale in tutti i nostri segmenti”, riporta il gruppo, mentre Wyndham Hotels & Resorts ha annunciato un RevPar globale compreso tra -1% e +1%, rispetto alla precedente stima tra -1,5% e +0,5%, poiché “le richieste nelle nostri regioni chiave sono incoraggianti” e “le performance nei segmenti leisure e in altri segmenti chiave rimangono resilienti”.
Infine, Meliá Hotels International ha dichiarato che per l’anno si aspetta “una crescita del RevPar single digit “con il miglioramento dei margini operativi di 200 punti base like-for-like”, si legge su una nota. Le prenotazioni per i prossimi mesi “sono ancora superiori all’anno scorso e a seguito del conflitto in Medio Oriente abbiamo osservato un aumento delle prenotazioni in particolare verso la Spagna, considerata come destinazione sicura”.
Minor International ha specificato in una nota che “sta sfruttando venti favorevoli derivanti dalla riallocazione della domanda, con solide prenotazioni future che supportano la crescita dei ricavi per le camere durante tutto il 2026”. In parallelo, in Asia, “la domanda dovrebbe riprendersi nella seconda metà dell’anno con una crescita positiva del RevPar supportata dalle prenotazioni; il gruppo ha rapidamente adattato le proprie strategie di vendita per concentrarsi sui mercati a corto raggio, con una forte crescita proveniente da Cina, Hong Kong e Singapore”.*
Un atteggiamento più prudente, ma pur sempre ottimistico, viene da Ihg Hotels & Resorts, che ha previsto un’ulteriore crescita rispetto all’outlook ma non l’ha quantificata a livello numerico, e da Accor che ha confermato la guidance sull’anno.
Dunque, le sfide geopolitiche attuali non hanno ripercussioni sui grandi colossi alberghieri, dimostrando come il turismo, ancora una volta, sia una industry resiliente. Questo significa che le persone continuano a viaggiare anche in contesti instabili, magari cambiano destinazione ma non cancellano il viaggio. E soprattutto, il segmento luxury continua a spendere quasi indipendentemente dal contesto macro.
*Questo paragrafo è stato aggiunto il 13 maggio alle ore 12.30 a seguito della pubblicazione dei conti Q1 di Minor International




