L’Italia è al secondo posto in Europa per presenze turistiche, dopo la Spagna e prima della Francia, eppure nel 1995, con 286 milioni di notti trascorse, la Penisola era la prima destinazione dell’Unione europea per numero di pernottamenti (totali e stranieri) negli esercizi ricettivi. Lo evidenzia la ricerca di Istat ‘Dal Grand Tour al turismo di massa’, che ripercorre la storia dei viaggi in Italia: nell’800 il turismo era un fenomeno d’élite e l’Italia era una meta privilegiata dei visitatori stranieri. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’60 è nato il turismo di massa favorito dal boom economico e dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto. Poi c’è stata la pandemia con la contrazione del 52,3% nel 2020, concentrata nella componente straniera, e nel post-Covid si è verificata invece l’accelerazione dell’internazionalizzazione, favorita dal trasporto aereo low-cost, con una quota di presenze estere che tra il 1990 e il 2025 è cresciuto dal 33,6 al 55,3% del totale.
Nello specifico, tra il 1924 e il 2025, le notti trascorse negli alberghi italiani sono quasi decuplicate (da 32 a 288 milioni) e superano i 535 milioni considerando anche le strutture ricettive extra-alberghiere.
L’apporto del turismo al saldo della bilancia dei pagamenti è importante, dice la ricerca, ma assai più rilevante è quello complessivo all’economia: secondo il ‘Conto satellite del turismo’, nel 2023 le attività turistiche hanno dato un contributo diretto al Pil del 5%, e un ulteriore 4,6% di natura indiretta, ascrivibile agli effetti della domanda turistica sugli altri settori produttivi.
La provenienza dei turisti stranieri in Italia è cambiata considerevolmente. Nel 1962, quando le presenze straniere rappresentavano poco più del 30% del totale, quasi l’85% di queste originavano da sette Paesi (Germania, Usa, Francia, Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi, Austria) e la Germania da sola rappresentava quattro presenze straniere su 10. Nel 2025 (con le presenze straniere divenute maggioritarie) il 42% proviene dalla voce ‘altri Paesi’ oltre ai sette considerati, e la quota extra-europea rappresenta un quarto del totale.
Passando alla geografia dei flussi, nel 19623 i tre quarti delle presenze turistiche erano concentrate in sette regioni del centro-nord: Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Lazio, mentre quelle nel Mezzogiorno rappresentavano appena l’11,7% del totale. Nel 2025 continua a persistere una forte concentrazione dei flussi turistici, ma raddoppia il peso del Mezzogiorno e si riduce sensibilmente la quota di Emilia-Romagna e Liguria.
Tra il 2015 e il 2025 Roma, Milano, Venezia e Firenze si confermano stabilmente ai primi quattro posti per numero di presenze e accrescono di tre punti percentuali il proprio peso sul totale nazionale, al 17,2%. L’incremento di quota è interamente ascrivibile a Roma che, da sola, nel 2025 ha totalizzato il 9,4% delle presenze complessive; nello stesso periodo, Napoli migliora la propria posizione, passando dal 15° al 12° posto della graduatoria dei comuni con il maggior numero di presenze. Nei principali comuni prevalgono nettamente le presenze dei turisti stranieri, che nel 2025 rappresentano oltre i tre quarti del totale a Roma, Milano, Venezia e Firenze, e poco più del 60% a Napoli.
Oltre alle compagnie low cost e alla ‘democratizzazione’ dei viaggi, che sono diventati più accessibili di un tempo, un altro fenomeno che negli ultimi anni ha contribuito ad aumentare il turismo e il numero dei viaggiatori è la diffusione delle piattaforme digitali (Ota). Queste hanno ampliato le possibilità di promozione all’estero degli alberghi e la prenotazione anche di abitazioni destinate ai brevi soggiorni, favorendo l’ingresso nel mercato turistico di un numero crescente di alloggi precedentemente esclusi dai circuiti tradizionali della ricettività e contribuendo ad ampliare e diversificare l’offerta.
In Italia, nei sei anni tra il 2018 e il 2024 le notti prenotate in alloggi tramite le principali quattro piattaforme (Airbnb, Booking.com, Expedia Group e TripAdvisor) sono quasi raddoppiate (+92%), passando da circa 66 a quasi 127 milioni. La pandemia rappresenta un’interruzione brusca ma temporanea di questa crescita: nel 2020 i pernottamenti scendono a 30,3 milioni (-60% rispetto al 2019), per poi recuperare rapidamente e superare già nel 2022 i livelli pre-pandemici, raggiungendo un nuovo massimo storico nel 2024. Un elemento particolarmente significativo riguarda la composizione della domanda: in Italia circa tre notti su quattro prenotate tramite tali piattaforme sono riconducibili a clienti stranieri.





