Nei giorni scorsi migliaia di persone hanno manifestato nelle principali città spagnole – da Barcellona a Palma di Maiorca, da Granada a San Sebastián – per protestare contro il turismo senza limiti nel Paese. Non è una novità: il tema dell’overtourism in Spagna è una delle questioni più calde del dibattito pubblico da quando Barcellona ha annunciato che dal 2028 vieterà gli affitti brevi. Sempre più residenti di Barcellona sono convinti che il turismo abbia ormai superato ogni limite nella città da 1,7 milioni di abitanti, che lo scorso anno ha accolto 15,5 milioni di visitatori.
In quest’ultimo caso le manifestazioni sono state convocate da movimenti civici, associazioni ambientaliste e sindacati per sottolineare l’impatto negativo del turismo di massa su costo della vita e disponibilità di case. Un tema non solo iberico: sono andate in scena anche a Lisbona e a Marsiglia manifestazioni simili, mentre in Italia anche a Venezia i manifestanti denunciano la trasformazione degli spazi urbani in luoghi esclusivamente turistici.
Proprio sul tema dell’overtourism la settimana scorsa c’è stato un botta e riposta tra Airbnb e Federalberghi. Innescato da un report dell’operatore per affitti brevi secondo il quale “l’overtourism nell’Ue è guidato dagli hotel, che hanno rappresentato quasi l’80% dei pernottamenti nella regione nel 2023 e nel 2024. Se le città vogliono ridurre seriamente il problema l’Europa ha bisogno di più abitazioni, eppure le città continuano a costruire hotel”.
“In Italia – ha replicato Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi – oggi ci sono circa 32mila alberghi censiti da Istat e oltre 600mila annunci su Airbnb. Gli alberghi nel 2008 erano 34mila, quando su Airbnb erano presenti una cinquantina di annunci italiani. Significa che, da quando è nato il portale, il numero degli alberghi italiani è diminuito del 5%, mentre gli alloggi in locazione sono aumentati in maniera iperbolica: + 1.153.746%”.





